Barche da pesca sulla spiaggia di Saintes-Maries: storia e significato
Cinque giorni al mare
Nel febbraio 1888 Van Gogh lasciò Parigi per Arles, inseguendo una luce che credeva solo il sud potesse dargli. A giugno dipingeva lì da quattro mesi, lavorando tra i campi di grano e i frutteti intorno alla città a un ritmo che allarmava persino suo fratello Theo. Voleva poi il Mediterraneo, e all’inizio di giugno partì in diligenza per Saintes-Maries-de-la-Mer, un villaggio di pescatori sulla costa della Camargue che non aveva ancora visto.
Vi rimase cinque giorni. Fu la sua unica vista del mare aperto durante il periodo nel sud, e li trascorse camminando sulle dune, disegnando la pianura paludosa e la flotta da pesca, e scrivendo a Theo di un litorale diverso da tutto ciò che aveva dipinto prima.
Colori come uno sgombro
Van Gogh fu colpito soprattutto dal mare stesso, che descrisse come capace di cambiare colore al modo di uno sgombro, passando tra verde, viola, rosa e grigio quasi mentre lo guardava. Fece rapidi disegni a matita e a penna di canna sulla spiaggia, ritraendo le barche tirate in secco sulla sabbia piuttosto che l’acqua, poiché la flotta usciva presto e la sabbia teneva fermi i suoi soggetti.
Tornato nel suo studio in affitto in Place Lamartine ad Arles, trasformò quei disegni in pittura, lavorando in fretta per conservare la freschezza di ciò che aveva visto sulla costa. Barche da pesca sulla spiaggia a Les Saintes-Maries-de-la-Mer, dipinto nel giugno 1888 e oggi al Van Gogh Museum, è uno dei risultati, una tela di 81 per 65 centimetri costruita dalla memoria e da una manciata di schizzi piuttosto che da lunghe sedute davanti al motivo.
Barche chiamate amicizia
Quattro barche giacciono tirate in secco sulla sabbia in primo piano, i loro scafi dipinti in colori netti e non mescolati: uno scafo rosso e nero più vicino allo spettatore, uno verde dietro di esso, altri in blu e ocra. Alti alberi inclinati e pennoni attraversano il cielo ad angoli irregolari, alcuni nudi, alcuni ancora vestiti di cordami, così che le barche si leggono tanto come un fitto intreccio di linee quanto come un gruppo di imbarcazioni.
Uno scafo porta un nome lungo il fianco, Amitié, francese per amicizia, il tipo di dettaglio che Van Gogh poteva aver tratto solo guardando da vicino una barca reale su una spiaggia reale. Scrisse che le forme e i colori delle barche gli ricordavano dei fiori, e la tela lo conferma: i rossi, i verdi e i blu degli scafi stanno luminosi e separati come petali contro la sabbia piatta.
Più in là, oltre la linea delle onde, due barche navigano con le vele bianche issate, e altre due sono visibili come piccoli segni colorati vicino all’orizzonte. Il mare tra loro e la riva è spezzato in brevi tratti di verde, blu-grigio e bianco, mosso anziché calmo, con la schiuma che si arriccia lungo la battigia.
Il cielo occupa la metà superiore della tela e non porta nulla dell’azzurro intenso dei successivi cieli provenzali di Van Gogh. È pallido, grigio-verdastro e nuvoloso, steso con lunghi tratti ampi che si curvano sopra le barche come tempo atmosferico in movimento, più vicino a un cielo della Manica che al cliché mediterraneo.
Linea, colore e l’estate di Arles
Le barche sono disegnate con un contorno fermo, quasi calligrafico, ogni scafo e albero fissato da una linea scura prima che il colore vi fosse steso dentro. Quella combinazione di linea disegnata e campitura piatta e satura era qualcosa che Van Gogh aveva sviluppato per tutta quell’estate ad Arles, appresa in parte dalle stampe giapponesi che collezionava e adattata qui alle barche da lavoro francesi.
Il colore complementare fa il resto del lavoro: lo scafo rosso-arancio è posto contro il mare blu-verde, la sabbia ocra contro l’ombra grigio-viola sotto le barche. Van Gogh leggeva e rifletteva intensamente sulla teoria del colore quell’anno, e questa tela mette la teoria a una prova semplice e pratica su una spiaggia piena di ordinarie imbarcazioni da lavoro.
La sabbia stessa è costruita con brevi tratti strascicati di color cuoio, grigio e giallo pallido, con due piccoli blocchi di legno, zeppe usate per tenere fermi gli scafi, posti vicino al bordo inferiore quasi come dettagli di firma. Nulla nella stesura del colore è faticoso; l’intera tela ha la direttezza di qualcosa finito prima che la luce, o il ricordo di essa, potesse svanire.
Su una parete, nella luce che cambia
Appeso in una stanza che riceva un po’ di luce diurna, il quadro cambia con essa nel corso della giornata. La luce del mattino mette in risalto l’albero giallo e gli scafi pallidi; la sera i rossi e i verdi delle barche tengono ancora testa a una stanza più in penombra, perché Van Gogh li costruì con un colore abbastanza forte da sopravvivere alla luce bassa.
Ricompensa una seconda e una terza occhiata. L’occhio va prima allo scafo rosso più vicino, poi segue gli alberi su nel cielo grigio, poi esce lungo la linea delle onde fino alle piccole vele all’orizzonte, un percorso attraverso la tela che uno sguardo non completa mai del tutto in un solo passaggio.
Siediti con esso per un po’ e si legge meno come un quadro del sole provenzale che come un quadro di un litorale di lavoro in un giorno qualunque, colto da un pittore che ebbe cinque giorni al mare e li usò tutti.
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