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Ciotola con Peonie e Rose: Storia, Significato e Pennellata

Riproduzione a olio dipinta a mano della Coppa con peonie e rose di Vincent van Gogh, peonie e rose bianche e rosa ammassate in una coppa rotonda su fondo delicato
Ciotola con peonie e rose, 1886; Kröller-Müller Museum · Vedi la riproduzione

Un apprendistato parigino nel colore

All’inizio del 1886 Vincent van Gogh aveva lasciato alle spalle i bruni spenti di Nuenen e si era trasferito a Parigi, dove suo fratello Theo manteneva un appartamento e un punto d’appoggio nel commercio d’arte. Aveva trentadue anni, era appena arrivato ed era indietro rispetto a dove voleva essere. I pittori della città lavoravano in un colore che lui aveva appena sfiorato.

Rispose al divario nell’unico modo che conosceva: lavorando. Per tutto il 1886 dipinse fiori ancora e ancora, non per i compratori ma come esercizio, riempiendo tela dopo tela con qualunque fiore potesse permettersi o farsi dare. Bowl with Peonies and Roses appartiene a quel periodo di formazione autoimposta.

Le peonie e le rose non furono scelte per il simbolismo. Furono scelte perché i loro petali pesanti e stratificati gli davano più da risolvere di quanto avrebbe fatto un singolo fiore: come il rosa diventa bianco, come un’ombra si posa dentro un petalo arricciato, quanta pittura può sopportare una tela prima di smettere di leggersi come un fiore.

Cosa si trova nella ciotola

Una ciotola verde rotonda, larga e bassa, sostiene la composizione al centro della tela. Le peonie rosa si affollano contro rose più piccole bianche e rosate, con i capi così vicini che l’occhio deve cercare dove finisce un fiore e comincia il successivo.

Alcuni steli si protendono verso l’alto e verso l’esterno oltre la massa principale, allentando la silhouette del mazzo così che non si fissi mai in una cupola ordinata. Foglie verdi e sepali si insinuano tra i fiori, note fresche contro i rosa più caldi.

Van Gogh pose questa forma concentrata contro un fondo caldo e uniforme, così che nient’altro nel quadro competa con essa. Non c’è finestra, non c’è apparecchiatura della tavola, non c’è altro oggetto che spieghi o collochi i fiori. La ciotola semplicemente esiste, illuminata da qualche parte davanti, e tutta l’attenzione del dipinto va a essa.

Un secondo gruppo sulla tavola

Sotto la ciotola, davanti alla tela, altri fiori giacciono sciolti sul piano del tavolo pallido. Una rosa bianca, un fiore color ruggine-arancio e uno rosso scuro sono sparsi anziché composti, come se fossero stati posati mentre si costruiva il mazzo principale.

Questo secondo gruppo fa un lavoro reale. Rompe il bordo inferiore del dipinto, impedisce che la ciotola sembri abbandonata al centro della tela e offre all’occhio un luogo dove riposare dopo aver percorso la fitta massa di fiori sovrastante.

Il piano del tavolo stesso è dipinto sottile e pallido, quasi nudo in alcuni punti, lasciando trasparire il fondo della tela. È un passaggio quieto che mette in più netto rilievo la densità della ciotola.

Il peso della pittura stessa

Van Gogh caricò il pennello e lasciò che la pittura sporgesse dalla tela. I petali sono costruiti con brevi pennellate curve di rosa, bianco e crema, accostate l’una all’altra finché la superficie ha quasi tanta texture quanto colore.

Guardate da vicino una singola peonia e il disegno si dissolve nella pittura. Fate un passo indietro e si risolve di nuovo in un fiore. Quel passaggio tra i due modi di vedere, segno e immagine, è il vero soggetto del quadro, più del mazzo stesso.

La ciotola verde è trattata più ampiamente, con pennellate meno numerose e più lunghe che lasciano leggere chiaramente la sua forma arrotondata contro il dettaglio frantumato sovrastante. Quel contrasto tra un recipiente enunciato semplicemente e un mazzo densamente lavorato è parte di ciò che mantiene leggibile la composizione.

Il fondo rosso

Dietro i fiori lo sfondo è lavorato in rosso scuro e ruggine, steso con pennellate lunghe, ampie, quasi circolari che si inarcano attorno al mazzo come un alone grezzo. Non è una parete né una tenda resa come tale, solo colore e movimento.

Il rosso dietro il rosa è un accostamento difficile da reggere, e Van Gogh lo spinge al limite qui, lasciando che i due si scontrino anziché accontentarsi di uno sfondo più sicuro e più morbido. Il calore del fondo fa sembrare che i petali pallidi avanzino fuori dalla tela.

Le dimensioni contano per come questo si legge nell’originale: a 71 per 59 centimetri, il mazzo è vicino alle dimensioni dal vero, così il fondo rosso ha una presenza reale anziché funzionare come una scheggia di sfondo. È un campo contro cui i fiori premono, non un bordo attorno a essi.

Su una parete oggi

L’originale è appeso al Kröller-Müller Museum, uno di un gruppo di nature morte floreali parigine che Van Gogh realizzò prima della Provenza e dei girasoli che seguirono. Si legge diversamente a seconda di come è illuminato.

Sotto una luce serale calda il fondo rosso si approfondisce e il quadro diventa quasi cupo, con i fiori pallidi che ne risplendono. Sotto una luce diurna più fredda la stessa tela si apre, e le singole pennellate nei petali diventano più facili da distinguere una per una.

Appeso in un luogo dove lo si possa guardare da vicino, una cucina, una camera da letto, una parete della sala da pranzo incontrata all’altezza degli occhi, ricompensa quel tipo di attenzione. Questo è un dipinto fatto per essere guardato due volte: una per il mazzo, e una per la pittura che lo ha creato.

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