Due farfalle bianche: storia, significato e pennellate
Una vista ristretta dal giardino dell’ospedale
Nell’estate del 1889 Vincent van Gogh si era fatto ricoverare nell’ospedale di Saint-Paul-de-Mausole a Saint-Rémy-de-Provence, e il recinto murato che lo circondava era diventato quasi tutto il suo mondo all’aperto. Gli era permesso dipingere all’interno della recinzione, e a volte, sotto sorveglianza, nei campi appena oltre, così gran parte di ciò che produsse quell’anno nacque dall’osservare da vicino ciò che cresceva a pochi passi dall’edificio piuttosto che da una veduta lontana.
Farfalle e papaveri, dipinto nel 1889 e oggi più ampiamente noto come Due farfalle bianche, appartiene a quel campo visivo ristretto. È una tela piccola, solo 25,5 per 34,5 centimetri, e la sua dimensione si addice al suo soggetto: un lembo di erba alta, qualche stelo di papavero e due farfalle colte a metà volo, piuttosto che un paesaggio destinato a essere abbracciato da lontano.
Van Gogh fece altri studi ravvicinati di insetti quell’anno, lavorando a volte da esemplari oltre che dal vero. Questa tela rientra in quello stesso interesse: una piccola scena eseguita rapidamente ma con vera attenzione a come le due ali pallide si disponevano contro il verde circostante.
Papaveri, erba e due ali pallide
Due papaveri si aprono nella parte alta della tela, uno in alto a sinistra e uno in alto a destra, i loro petali stesi in un rosso-arancio acceso contro uno sfondo di grigio-azzurro pallido. Più in basso, boccioli più piccoli rosso-arancio e un fiore semiaperto ripetono lo stesso colore in miniatura, così l’occhio continua a spostarsi tra i due fiori completi e queste eco sparse.
Al centro, dove la composizione tiene il suo peso, due farfalle riposano vicine tra le erbe in semenza. Le loro ali sono di un bianco morbido e gessoso, tinte di giallo pallido, ciascuna orlata di nero, con una sparsa di macchie scure che catturano l’occhio prima di qualsiasi altra cosa sulla tela.
Intorno a loro l’erba e gli steli dei papaveri salgono in un groviglio di verde scuro, tracciati in linee sciolte e ricurve che suggeriscono steli piegati sotto i propri boccioli piuttosto che una disposizione ordinata. Van Gogh pose il suo punto di vista in basso, come se si fosse accovacciato ai margini dell’aiuola, così le piante salgono oltre la cornice invece di stare ordinatamente dentro di essa.
Colore steso sottile e tela lasciata nuda
La stesura è ovunque veloce. I petali sono costruiti con due o tre pennellate cariche piuttosto che con colore sfumato, e gran parte dell’erba è disegnata più che dipinta, una linea verde scuro che fa il lavoro che altrove potrebbe fare una matita.
Ciò che è inconsueto, e vale la pena cercare, è quanto della tela Van Gogh abbia lasciato non dipinto. In alto a sinistra e in basso a sinistra del quadro, il fondo pallido e persino la trama della tela stessa traspaiono attraverso una velatura sottile di grigio-azzurro, così lo sfondo si legge tanto come supporto grezzo quanto come cielo o fondale.
Quella nudità non è danno né perdita; è un punto di arresto con cui Van Gogh era evidentemente soddisfatto. Dà al quadro una leggerezza che uno sfondo completamente lavorato non avrebbe, e lascia che siano i verdi e le due ali bianche a portare l’immagine piuttosto che un ambiente riempito.
Su una parete, nella luce che cambia
Appeso dove arriva la luce del giorno, questo è un quadro che muta con le ore. In una luce più piatta dominano i papaveri arancioni e le farfalle bianche si leggono quasi come lumeggiature; quando la luce si scalda verso sera, i verdi si fanno più profondi e le ali pallide sembrano sollevarsi leggermente dalla tela.
Poiché la composizione è ravvicinata e non protetta da alcun orizzonte, trattiene l’attenzione da vicino in un modo che un paesaggio più ampio non farebbe. Ricompensa lo stare vicino ad essa, proprio come il soggetto stesso un tempo ricompensò un pittore in piedi ai margini di un’aiuola d’erba.
L’originale, Farfalle e papaveri, è conservato nel Van Gogh Museum di Amsterdam. Lì o in riproduzione, resta una delle tele più piccole e più silenziose di un anno che produsse anche alcune delle opere più tormentate di Van Gogh.
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