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Frutteto in Fiore Circondato da Cipressi: La Storia

Riproduzione a olio dipinta a mano dell'Orto in fiore circondato da cipressi di Vincent van Gogh, un frutteto fiorito circondato da una siepe scura di cipressi sotto un cielo fresco
Frutteto in fiore, circondato da cipressi, 1888; Yale University Art Gallery · Vedi la riproduzione

Arles nella primavera del 1888

Vincent van Gogh era arrivato ad Arles nel febbraio di quell’anno, provato da due anni a Parigi e desideroso di una luce che associava alle stampe giapponesi. Nel giro di poche settimane la città gli offrì qualcosa che non si aspettava: un’esplosione di fioritura nei frutteti fuori dalle mura, che arrivava rapida e durava solo pochi giorni prima che il mistral o una pioggia violenta spogliassero i rami.

Lavorò contro quel tempo. Tra la fine di marzo e la fine di aprile del 1888 dipinse circa una dozzina di scene di frutteti, passando da un albero all’altro e da un frutteto all’altro man mano che ciascuno fioriva, cercando di fissare una stagione che sapeva non sarebbe rimasta immobile per lui.

Frutteto in fiore, circondato da cipressi, dipinto quella stessa primavera, appartiene a questa serie di quadri. È una tela modesta, appena 40 per 32,5 centimetri, fatta per essere portata fuori e completata sul posto anziché costruita lentamente in studio.

Un sentiero tra fiori e ombra

Una pista piena di solchi, arancione e viola nell’ombra dei suoi stessi solchi, taglia in diagonale la metà inferiore della tela e trascina l’occhio dritto nel frutteto. Accanto corre un piccolo canale di irrigazione, del tipo usato in tutta la campagna di Arles per irrigare gli alberi da frutto nei mesi secchi.

Alberi da frutto fiancheggiano il sentiero su entrambi i lati, i loro fiori resi in fitti grappoli di bianco toccati di crema e del più tenue rosa. Tronchi snelli bruno-rossastri sostengono le chiome in fiore sopra un fondo di erba verde e grigio-violacea, e una bassa staccionata di canne, la stessa costruzione in canna usata nelle fattorie di tutta la Provenza, corre lungo il bordo destro oltre un piccolo edificio con un tetto ocra.

Dietro il frutteto una cortina di cipressi chiude il piano intermedio, le loro scure guglie verdi che rompono l’orizzonte in una fila irregolare. Sopra di essi il cielo è di un blu-verde piatto, leggermente gessoso, steso in lunghi tratti ininterrotti che in alcuni punti lasciano visibile la trama della tela.

Colore steso in fretta, prima che i fiori cadessero

Van Gogh costruì i fiori con brevi tocchi carichi di bianco e giallo pallido, picchiettati anziché sfumati, così che ogni grappolo di fiori conserva il proprio segno separato. Guardati da vicino gli alberi si dissolvono in singole pennellate; guardati da lontano, si ricompongono nella densità di un albero in piena fioritura.

I tronchi e i rami sono tracciati con una linea più scura e più fluida, bruno-rossastra contro il bianco, che dà agli alberi una struttura nervosa sotto tutta quella fioritura. Questo contrasto tra colore rapido e picchiettato per i fiori e linea più ferma e disegnata per il legno ricorre in tutta la serie dei frutteti ed è uno dei segni più chiari di quanto velocemente stesse lavorando.

I cipressi sono trattati in modo del tutto diverso, con tratti più serrati e più verticali di verde quasi nero che da lontano si leggono quasi come un muro compatto. Dove i fiori sono spezzati e leggeri, i cipressi sono densi e ininterrotti, e il quadro trova il suo equilibrio in quella differenza.

Il cipresso come contrappeso

Van Gogh aveva già iniziato a pensare al cipresso come a un albero a parte, al quale sarebbe tornato ancora e ancora durante il suo periodo nel sud. Qui non porta ancora il peso che avrebbe avuto nei suoi dipinti successivi, ma sta già svolgendo un compito preciso: tenere ferma la composizione contro il movimento della fioritura.

La fioritura è la cosa più breve in un paesaggio, svanisce entro quindici giorni dall’apertura. Il cipresso è quasi l’opposto, un albero che mantiene il suo colore e la sua forma in ogni stagione e in ogni anno. Mettere l’uno contro l’altro, una fioritura rapida davanti a una siepe scura e fissa, dà al frutteto una sorta di tensione incorporata tra ciò che passa e ciò che resta.

Il risultato è meno un resoconto di un singolo pomeriggio che un piccolo ragionamento sul tempo, fatto con la pittura anziché con le parole. È facile trascurarlo a un primo sguardo e difficile non vederlo una volta notato.

Su una parete, nel corso della giornata

Il dipinto è abbastanza piccolo da stare all’altezza degli occhi in una stanza normale, il che ne cambia la lettura. A quella scala il frutteto non è una veduta da guardare da lontano ma qualcosa di più simile a una finestra, bassa e incorniciata, davanti alla quale una persona passa più volte al giorno.

La luce del mattino mette in risalto il bianco dei fiori e l’arancione crudo della pista; la sera la stessa tela si assesta nei suoi cipressi e nel blu-verde del cielo, la metà più scura del quadro che viene avanti mentre la stanza si fa buia. Pochi dipinti cambiano così tanto con nient’altro che il mutare della luce del giorno in una stanza.

L’originale è oggi conservato alla Yale University Art Gallery, una piccola tela tra i quattordici o circa frutteti che Van Gogh dipinse quella primavera prima che i fiori cadessero e la stagione proseguisse senza di lui.

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