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Piccolo pero in fiore: storia, significato e pennellate

Riproduzione a olio dipinta a mano del Piccolo pero in fiore di Vincent van Gogh, un pero snello coperto di bianco fiore contro un cielo fresco
Piccolo pero in fiore, 1888; Van Gogh Museum · Vedi la riproduzione

Una stagione di giardino dopo un inverno rigido

Vincent van Gogh era venuto a sud, ad Arles, nel febbraio 1888, sperando in una luce e in un colore più forti di quelli che Parigi gli aveva dato. Invece trovò la neve, e un freddo che lo tenne in casa più a lungo di quanto volesse. Quando il disgelo finalmente si ruppe e i frutteti intorno alla città fiorirono, uscì a dipingere quasi ogni giorno in cui il tempo lo permetteva.

Quella primavera produsse una serie di quadri di frutteti, ampie vedute di filari in fiore visti da lontano e studi più ravvicinati di singoli alberi. Piccolo pero in fiore, dipinto nel 1888, appartiene al secondo gruppo. Piuttosto che un campo di alberi, dedica tutta la sua tela, 46 per 73 centimetri, a un giovane albero che sta più o meno solo.

Il formato verticale qui conta. Una più ampia veduta di frutteto invita l’occhio a viaggiare lateralmente lungo un filare di fiori. Questa tela è costruita per essere letta dal basso verso l’alto, seguendo un tronco mentre si innalza e si ramifica in fiore.

Un giovane albero, osservato da vicino

Il pero sta appena a sinistra del centro, il suo tronco una stretta colonna tortuosa di grigio e lilla che si inclina prima di biforcarsi. È un giovane impianto, non ancora il tronco spesso e nodoso di un frutteto maturo, e Van Gogh non lo nasconde. Lunghi tratti di ramo non portano alcun fiore.

I fiori si raccolgono per lo più sulla cima e lungo i rami superiori, dense rosette di bianco toccate qua e là di giallo pallido e del più tenue azzurro nelle loro pieghe in ombra. Una sparsa di piccole foglie verdi si fa strada tra i grappoli di fiori, quanto basta per radicare l’albero nel primo periodo primaverile piuttosto che nella piena fioritura.

Un palo di legno spoglio sta alla destra del tronco, vicino alla sua stessa altezza, il tipo di sostegno dato a un albero che sta ancora trovando il suo equilibrio. È un piccolo dettaglio pratico, facile da non notare, che conferma silenziosamente quanto giovane questo particolare albero debba apparire.

Un giardino dietro la fioritura

Van Gogh colloca l’albero dentro un giardino piuttosto che in aperta campagna. Una bassa staccionata di vimini, i cui pali sono tracciati in rapidi tratti di ocra e marrone, corre lungo un sentiero verso un gruppo di edifici dai caldi tetti di tegole in alto a sinistra. Alti e stretti tratti di blu verde si levano sulla destra della tela, più facilmente leggibili come alberi o una siepe potata che come filari di frutteto che si estendono verso un orizzonte.

Quella scelta di ambientazione dà al quadro una sensazione chiusa, domestica, piuttosto che l’apertura degli ampi campi in fiore che Van Gogh dipinse altrove quella primavera. Il terreno stesso non è erba in alcun senso convenzionale. È costruito da tratti intrecciati di giallo pallido, crema e azzurro chiaro, che suggeriscono un suolo irregolare e illuminato dal sole piuttosto che un prato.

Firma l’opera semplicemente “Vincent”, in rosso, nell’angolo in basso a sinistra, nel modo che usò per tutta la sua carriera matura.

Bianco contro blu, giallo contro grigio

I fiori sono costruiti da brevi tocchi di colore carichi di pittura piuttosto che da colore sfumato. Ogni grappolo si legge, da vicino, come una sparsa di singole pennellate separate, bianche al centro, che si raffreddano in grigio azzurro nell’ombra, che si scaldano in un oro pallido dove la luce le coglie direttamente. Viste da una normale distanza di osservazione, quei tocchi si risolvono in corolle piene e morbide.

Il cielo sopra non è un blu piatto ma un campo di brevi tratti pressappoco verticali in blu e grigio, che gli danno una quieta irrequietezza che riecheggia le linee verticali del tronco e dei rami. Contro quel cielo il bianco dei fiori si posa con vero peso, il passaggio più luminoso della tela e il punto che l’occhio incontra per primo.

Da lì l’occhio è tirato giù per il tronco inclinato, oltre i tratti spogli dei rami, fino al terreno pallido, colpito dal sole. Poco del quadro è lasciato non lavorato. Persino il suolo porta la stessa pennellata spezzata e direzionale del cielo e dei fiori, così che l’intera superficie sembra animata piuttosto che assestata.

Su una parete, attraverso il giorno

La sua forma verticale si adatta a una parete stretta, a un pianerottolo di scale, a un punto accanto a una finestra, ovunque un quadro si incontri da vicino piuttosto che guardato attraverso una stanza. A quella scala i fiori conservano la loro qualità fatta a mano, a tocchi, invece di dissolversi in una massa bianca uniforme.

La luce del mattino tende ad acuire il contrasto tra i fiori bianchi e il cielo grigio azzurro dietro di essi. Più tardi nel giorno, con una luce più morbida, i gialli nel terreno e i tocchi più caldi all’interno dei fiori stessi emergono, e il quadro si legge meno nitidamente, più dolcemente, di quanto facesse un’ora prima.

L’originale è conservato nel Van Gogh Museum di Amsterdam, dipinto nella stessa primavera che diede ad Arles la sua breve, affollata stagione di fioritura, prima che il caldo estivo e la malattia successiva cambiassero ciò che Van Gogh avrebbe dipinto dopo.

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