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I bevitori (da Daumier): storia e significato

Riproduzione a olio dipinta a mano de I Bevitori di Van Gogh da Daumier, quattro figure di diverse età che bevono in una strada fredda e fumosa.
I Bevitori, 1890; Art Institute of Chicago · Vedi la riproduzione

Entro la primavera del 1890, Vincent van Gogh aveva passato buona parte di un anno tra le mura del manicomio di Saint-Rémy-de-Provence. Lì era difficile trovare modelli disposti a posare, così tornò a una pratica che aveva già usato in altri periodi difficili: lavorare da stampe in bianco e nero di artisti che ammirava, e ricostruirle nel proprio colore. I bevitori, dipinto nel 1890, appartiene a questo piccolo corpus privato di opere.

La fonte era una stampa di Honoré Daumier, il grande caricaturista e litografo parigino le cui incisioni nette ed essenziali di gente comune van Gogh seguiva da anni. Il disegno di Daumier gli forniva le figure, le loro pose, l’intera disposizione della scena. Ciò che van Gogh aggiunse fu tutto quello che una litografia non poteva contenere: peso del colore, temperatura della luce, i particolari blu e verdi di uno specifico pomeriggio immaginato.

Descriveva questo tipo di lavoro a suo fratello Theo come qualcosa di più vicino all’interpretazione musicale che alla copia, un modo di trasporre il bianco e nero di un altro artista nella propria tonalità. Gli permetteva di continuare a lavorare in un periodo in cui uscire dal recinto per dipingere dal vero non era sempre possibile, senza abbandonare la figura come soggetto.

Quattro età intorno a un tavolo verde

Il dipinto è costruito intorno a un semplice tavolo verde che taglia il bordo inferiore della tela, abbastanza vicino allo spettatore che i quattro bevitori sembrano stare quasi a portata di braccio. Non c’è stanza, non c’è interno, non c’è confusione, solo il tavolo, una brocca e le figure stesse, che bevono in quello che si legge come un ambiente esterno aperto e leggermente desolato.

A sinistra sta un uomo con un lungo cappotto verde scuro e un cilindro nero, una cravatta rosso ruggine annodata alla gola, che porta un bicchiere alla bocca. Il suo volto è reso negli stessi verdi malaticci del cappotto, scavato e dalle guance incavate, più vicino alla caricatura che al ritratto, che è esattamente il registro in cui lavorava Daumier.

Al centro, e più grande degli altri, un vecchio con un camice blu e un altro cilindro nero solleva un bicchiere con entrambe le mani. Egli ancora l’intera composizione, la sua postura curva e i lineamenti pesanti portano il senso di una vita già spesa. Una brocca verde è posata sul tavolo proprio davanti a lui, l’unico oggetto fermo in un dipinto per il resto pieno di movimento.

A destra, un uomo più giovane con i capelli rossi e una camicia blu senza colletto beve da un bicchiere tenuto quasi all’altezza degli occhi, la manica rimboccata per mostrare un avambraccio che si allunga sulla spalla del vecchio. In basso sul bordo inferiore, quasi tagliato fuori dal quadro, un bambino si appoggia al tavolo e beve anche lui, le piccole mani avvolte intorno a una tazza. Infanzia, giovinezza, mezza età e vecchiaia sono disposte in un’unica fila, un antico soggetto ambientato in un contesto schiettamente moderno.

Cielo, fumo e un pennello irrequieto

Sopra le figure, il cielo occupa quasi metà della tela, una massa di azzurro pallido rotta da spesse nuvole bianche che si arricciano e si avvolgono sulla superficie. La pennellata qui è la più agitata del quadro, stesa in lunghi tratti sinuosi che devono più allo stile tardo di van Gogh che a qualsiasi cosa nella stampa di Daumier.

La tavolozza nel complesso è fredda e leggermente acida: verdi bottiglia, blu ardesia e cobalto, con la cravatta, i capelli e il marrone caldo delle bevande che forniscono l’unico vero calore del dipinto. Contorni scuri corrono intorno a ogni figura, una traccia visibile del segno della stampa che traspare ancora attraverso il colore.

Dietro i bevitori si apre un paesaggio basso, campi in giallo-verde, una spruzzata di case dai tetti rossi, e all’estrema sinistra due camini di fabbrica che mandano sottili fili di fumo. Colloca la scena ai margini di una città piuttosto che in aperta campagna, un margine operaio ordinario piuttosto che una veduta pittoresca.

Il tavolo stesso è dipinto come un unico piano piatto di verde scuro, ampie pennellate che corrono in una sola direzione, dando al terzo inferiore della tela una stabilità che compensa la turbolenza del cielo sovrastante. Tra quel primo piano calmo e le nuvole in movimento, le quattro teste e i loro bicchieri alzati si trovano in una stretta e affaccendata fascia di attività.

Nella stanza

L’originale misura 73,4 per 59,4 centimetri ed è oggi conservato all’Art Institute of Chicago. È una dimensione modesta per una composizione con così tanti avvenimenti, quattro figure e un cielo intero compressi in una tela che una persona potrebbe portare sotto un braccio.

Appeso all’altezza degli occhi, la vicinanza del tavolo e delle figure chine su di esso dà al dipinto una strana immediatezza, come se i bevitori fossero stati semplicemente interrotti a metà gesto invece che messi in posa. Poca distanza è offerta allo spettatore, e il quadro chiede di essere letto da vicino, dove i singoli tratti nel cielo e le ombre verdastre sui volti sono ancora leggibili.

Poiché gran parte della tela è cielo, il dipinto reagisce alla luce che cambia in una stanza nel corso della giornata. Sotto una luce serale più calda le nuvole assumono una tonalità giallastra che ammorbidisce il quadro; sotto una luce diurna più fredda i blu e i verdi si fanno più netti, e le quattro figure, immobili e bevendo, sembrano tenere la loro posizione contro tutto quel movimento in alto.

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