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Il mietitore (da Millet, 1889): storia e significato

Riproduzione a olio dipinta a mano del Mietitore da Millet di Vincent van Gogh, un mietitore che brandisce la falce attraverso il grano dorato in piedi.
Il Mietitore (da Millet), 1889 · Vedi la riproduzione

Una copia fatta senza un campo in vista

Nell’autunno del 1889 Vincent van Gogh si era fatto ricoverare nell’ospedale psichiatrico di Saint-Rémy-de-Provence, e per lunghi periodi non gli era permesso, o non era abbastanza in salute, di uscire tra il grano che amava dipingere. Quello che aveva invece era una piccola scorta di stampe in bianco e nero tratte da Jean-François Millet, inviate da Parigi da suo fratello Theo.

Van Gogh si mise a trasformare queste incisioni grigie in colore, lavorando in una cella spoglia che gli era stata concessa come studio. Considerava il processo una traduzione più che una copia, come un musicista che legge lo spartito di un altro compositore e lo suona in una tonalità diversa.

Il mietitore (da Millet) appartiene a quel progetto. Dipinto nel 1889 su una piccola tela verticale di 25 per 43,5 centimetri, riprende il mietitore inciso da Millet e lo rende nei colori crudi e non mescolati che Van Gogh aveva passato i tre anni precedenti a insegnarsi a fidarsi.

Un uomo, visto di spalle, piegato in due

Il dipinto ci mostra un solo mietitore di spalle, tagliato all’altezza della vita dall’angolo del suo stesso lavoro. È piegato quasi in due, la testa china sotto un cappello di paglia, tutto il suo peso spinto nella falce a manico lungo stretta in entrambe le mani.

Il suo abbigliamento è semplice: una blusa color crema pallido e pantaloni larghi del colore del grano intorno a lui, con una giacca blu sfilata dalle spalle e annodata in vita per le maniche. Quella sola nota di blu contro tutto il giallo è l’unica cosa che separa l’uomo dal campo che sta tagliando.

I suoi stivali sono consumati e pesanti, piantati in un pezzo di terreno reso in un’ombra fresca blu-verde, l’unico passaggio del quadro in cui la temperatura scende. Dietro di lui il grano si estende in tratti brevi e compatti di giallo cromo e ocra fino a incontrare una bassa linea verde di siepe e alberi.

Nell’angolo in alto a destra, piccolo e facile da non notare, si trova una seconda figura più minuta, realizzata negli stessi gialli, un’eco distante dell’uomo in primo piano che impedisce alla mietitura di sembrare il lavoro di un solo corpo isolato. Sopra tutto il cielo è puro, cobalto profondo, steso in lunghi tratti diagonali che spazzano nella stessa direzione degli steli piegati sotto.

Il colore che fa il lavoro della linea

Il mietitore originale di Millet era costruito sul tono, su grigi accurati che sfumavano nel nero. Van Gogh non aveva alcun interesse a eguagliarlo; lasciò invece che una manciata di colori puri portasse l’intera struttura della figura e del campo.

Il giallo del grano non è mai una campitura piatta. Passa dalla paglia pallida al cromo acceso a tocchi di ombra verde, ogni cambiamento steso come un tratto distinto e visibile invece che fuso uniformemente.

Contro quel calore, il cielo cobalto e la singola giacca blu fungono da zavorra. È un semplice accostamento di complementari, giallo contro blu, ma Van Gogh spinge entrambi alla loro saturazione piena, così il contrasto si legge prima di qualsiasi dettaglio della figura.

La pennellata stessa ha direzione e urgenza. I tratti nel campo seguono l’inclinazione del grano, i tratti nel cielo curvano e corrono sopra la testa, e l’intera superficie ha la densità compatta e rimaneggiata di una tela costruita rapidamente, in brevi sessioni, da un uomo che quell’anno si fidava più della mano che dell’occhio.

Un soggetto a cui Van Gogh tornava continuamente

Il mietitore non fu un prestito passeggero. Nello stesso anno Van Gogh dipinse i propri mietitori che tagliavano il grano sotto un sole bruciante, rielaborando il motivo ancora e ancora dai terreni dell’ospedale e dalla memoria.

La figura di Millet gli offriva una versione già pronta di quello stesso soggetto, un uomo ridotto a puro sforzo fisico, piegato sotto il peso del lavoro e della stagione. Riprenderla nel proprio colore permetteva a Van Gogh di confrontarsi con un’immagine che aveva già reso personale, senza bisogno di un modello o di un campo davanti a sé.

Non c’è dramma aggiunto alla scena, nessun volto visibile, nessun gesto verso lo spettatore. Il mietitore semplicemente lavora, e il dipinto chiede all’occhio di restare con quel singolo movimento ripetuto invece di cercare una storia intorno ad esso.

Viverci insieme

Appeso in una stanza che riceve luce naturale reale, questa piccola tela cambia con le ore come avrebbe fatto il soggetto originale. La luce del mattino mette in evidenza il blu freddo della giacca e il terreno in ombra; nel pomeriggio i gialli prendono il sopravvento e l’intero quadro sembra riscaldarsi.

Premia una parete dove possa essere guardato da vicino, dato che gran parte della sua forza sta nella direzione e nello spessore dei singoli tratti, non in un grande effetto d’insieme. Collocato tra quadri più quieti e più risolti, tiene la sua posizione per pura insistenza fisica, un piccolo dipinto che si rifiuta di stare fermo.

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