Il ponte di Langlois (versione con strada): storia e significato
Vincent van Gogh raggiunse Arles nel febbraio 1888, arrivando nel mezzo di un’ondata di freddo che aveva lasciato la neve sui campi, sperando che la luce del sud affinasse un modo di dipingere che aveva appena iniziato a elaborare a Parigi. Poche settimane dopo essersi stabilito, trovò il Pont de Langlois, un piccolo ponte levatoio di legno sul canale che correva verso il mare, e continuò a tornarci quella primavera con una perseveranza che dedicò a pochi altri motivi. Lo lavorò a olio diverse volte, con tempo diverso e con figure diverse che attraversavano, e ne fece anche disegni e un acquerello.
Il ponte prendeva il nome dal guardiano della chiusa che lo curava, una struttura di lavoro più che pittoresca, situata sulla strada a sud della città dove carri e traffico fluviale si incontravano. Proprio quella ordinarietà sembra essere parte di ciò che trattenne l’attenzione di van Gogh. Gli offriva un soggetto costruito da forme forti e semplici, il tipo che poteva portare un colore piatto e dichiarativo senza alcun fronzolo d’invenzione.
Quella primavera scrisse al fratello Theo di quanto il paese piatto, tagliato dai canali, intorno ad Arles ricordasse il paesaggio del Brabante della sua infanzia, ponti levatoi e chiuse compresi. Dipingere il ponte di Langlois gli permise di elaborare quel ricordo di casa in un registro di colore che l’Olanda non gli aveva mai offerto, più vicino alla tavolozza chiara e senza ombreggiature che aveva studiato nelle stampe giapponesi.
Un carro sulla strada, non una scena di lavandaie
Questa tela è la versione che mostra il ponte mentre svolge il suo ordinario lavoro quotidiano. Un cavallo e un carro avanzano lungo la strada sulla sinistra, una figura cammina accanto a loro, mentre una seconda figura in abiti scuri sta più avanti, vicino al culmine dell’impalcato del ponte dove la strada lo attraversa. Altri dipinti delle stesse settimane mostrano donne inginocchiate sull’acqua a lavare i panni; qui il ponte è semplicemente un punto di attraversamento su una strada di lavoro.
Il ponte levatoio stesso è appena fuori centro, i suoi due castelli di legno sollevati in alto come un paio di forbici aperte, corde e contrappesi tesi tra loro contro un cielo alto e pallido. Sotto, il canale si apre in fasce di azzurro pallido e verde, la superficie spezzata in brevi pennellate ricurve che suggeriscono il riflesso del ponte senza mai disegnarlo del tutto.
Una sola figura è accovacciata sulla riva vicina, un piccolo tocco di rosso contro il verde. Due alberi alti e snelli si ergono a sinistra, scuri e diritti, le uniche forti verticali in un quadro altrimenti costruito su lunghi orizzontali di strada, acqua e campo.
I due terzi destri della tela appartengono all’alzaia e ai campi oltre essa, stesi in ocra caldo e oro e percorsi da brevi tratti verdi che si leggono come erba o grano giovane mosso dal vento. Una sola casa con il tetto di tegole rosse si trova all’estremo bordo destro, tagliata dalla cornice, una piccola nota domestica accanto alla struttura di lavoro del ponte. Su tutta la scena la luce cade uniforme, quasi senza ombra, la chiara luce di mezzogiorno che van Gogh continuava a dire a Theo di aver trovato nel sud.
Una piccola tela costruita su quattro fasce
Di 64 per 49,5 centimetri, la tela è modesta, vicina per scala agli altri dipinti del ponte di Langlois che van Gogh realizzò quella stessa primavera. La composizione riempie quello spazio ridotto con un’economia insolita: cielo, ponte, acqua e campo, ciascuno riceve all’incirca il proprio quarto della superficie, così che nulla affolla lo sguardo anche se ogni parte della tela porta pittura visibile.
È quell’economia che permette al quadro di leggersi così rapidamente e così chiaramente dall’altra parte di una stanza. Non c’è alcun episodio da cercare, nessun dettaglio narrativo nascosto in un angolo. Il ponte è il quadro, e tutto il resto è disposto per sostenerlo.
Colore tenuto in note separate e pulite
Van Gogh disegnò le travi del ponte con contorni fermi, quasi grafici, in blu e marrone scuro, un debito che riconobbe apertamente verso le stampe giapponesi che aveva collezionato e copiato l’anno prima a Parigi. Il colore è steso in gran parte non mescolato, blu accanto a giallo accanto a verde, così che l’occhio legge note di tonalità distinte invece di un tono fuso.
La pennellata cambia con ciò che descrive. Tratti stretti e brevi portano l’acqua, quelli più lunghi e ampi portano la strada e l’erba dei campi, piccoli tocchi tamponati costruiscono il fogliame dei due alberi. Elaborata qui, su un piccolo ponte di canale nella sua prima primavera in Provenza, questa abitudine di lasciare che il segno del pennello faccia tanto della descrizione quanto il disegno sottostante sarebbe rimasta con van Gogh per il resto della sua vita lavorativa.
Acqua blu, campo dorato, un tetto rosso, alberi verde scuro: ogni colore tiene la propria porzione di tela invece di dissolversi nel vicino, che è esattamente la chiarezza che van Gogh si era proposto di raggiungere quell’anno. È un quadro che conserva la sua struttura a colpo d’occhio e ricompensa un secondo sguardo, più lento, proprio perché così poco di esso è nascosto.
Su una parete, attraverso la luce che cambia
Appeso in una stanza, il dipinto si comporta come una finestra lasciata socchiusa su una giornata luminosa altrove. Le sue lunghe fasce orizzontali si posano con calma contro una parete, ugualmente a proprio agio in uno studio o in un soggiorno, e poiché il colore è tenuto così pulito e non mescolato conserva la sua chiarezza sotto la luce artificiale invece di sprofondare nell’ombra come tendono a fare le tele ottocentesche più scure.
La luce del mattino fa emergere i blu freddi del canale e del cielo; una luce più calda e bassa la sera si appoggia all’oro dell’alzaia e al rosso del tetto lontano. Il quadro cambia umore nel corso della giornata senza mai perdere la struttura semplice e solida che lo tiene insieme, il ponte stesso saldo al centro di tutto.
L’originale, catalogato come Langlois Bridge at Arles, è conservato oggi dal Wallraf–Richartz Museum, una testimonianza tra il piccolo gruppo di tele che segnano i primi, formativi mesi di van Gogh nel sud. Un ponte levatoio di un guardiano di chiusa su una strada di lavoro divenne, nelle sue mani, una delle più chiare prime dichiarazioni del modo in cui voleva dipingere per il resto della sua vita.
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