Il Seminatore (Arles, 1888): storia, significato e tecnica pittorica
Arles, la stagione del grano del 1888
Vincent van Gogh era arrivato ad Arles nel febbraio 1888, inseguendo una luce più forte e un soggetto nuovo per la pittura moderna che voleva realizzare. All’inizio dell’estate lavorava all’aperto quasi ogni giorno, tenendo il passo con il raccolto intorno a lui e con il suo stesso bisogno irrequieto di mettere giù il colore in fretta finché la luce reggeva.
Tra i soggetti a cui tornò quell’anno, nessuno lo trattenne più a lungo del seminatore. Aveva studiato per anni il trattamento di Jean-Francois Millet della stessa figura, e ad Arles si pose il compito di trovarne una propria versione, non nei grigi di Millet ma in un colore forte e contrapposto.
Nelle lettere al fratello Theo scriveva che l’idea del seminatore continuava a ossessionarlo. Era, per lui, una figura che rappresentava qualcosa al di là del campo particolare o dell’uomo particolare: il ciclo ricorrente della semina e del raccolto, e il senso dell’eterno che inseguiva nel suo lavoro quella estate.
L’uomo che attraversa i solchi
Questa tela, dipinta nel 1888 e registrata con il suo titolo originale The Sower II, resta fedele al suo soggetto. Il seminatore si trova all’incirca al centro del quadro, una silhouette compatta in una giacca verde scuro, pantaloni neri e un piccolo berretto rosso, colto a metà falcata mentre attraversa il campo.
Si muove verso destra, un braccio che oscilla in avanti nel gesto di spargere il seme, i piedi già affondati nella terra appena rivoltata davanti a lui. Van Gogh non gli concede quasi alcun dettaglio del volto; la figura si legge attraverso il gesto e la postura più che attraverso il ritratto, un’unica marca scura e in movimento che tiene fermo tutto il campo irrequieto.
Dietro di lui la terra sale dolcemente verso un orizzonte basso, dove una linea di case, tetti e alberi corre per tutta la larghezza della tela in arancione, verde e blu smorzati. Sopra quella fascia il cielo resta pallido e quieto, dipinto con tratti sottili e calmi che contrastano con l’agitazione del campo sottostante.
Terra gialla, ombra viola
Il campo occupa gran parte della tela, ed è qui che Van Gogh svolge il suo lavoro più impegnativo. Tratti brevi e spessi di giallo cromo, ocra e oro pallido coprono il terreno in direzioni sovrapposte, ognuno dei quali porta abbastanza colore da sporgere leggermente dalla superficie.
Attraverso quel giallo corrono tratti di blu grigio e lavanda, il colore d’ombra complementare che impedisce al campo di leggersi come oro piatto. I due colori si accostano duramente l’uno all’altro in brevi trattini anziché in passaggi sfumati, così il terreno sembra spostarsi mentre l’occhio lo attraversa.
Van Gogh lavorò il colore rapidamente, con un movimento ritmico, quasi ripetitivo, che riecheggia l’azione stessa del seminatore, fila dopo fila di brevi segni che stanno al posto delle zolle di terra rivoltata. È una pennellata fatta per il ritmo e la ripetizione, non per la rifinitura, ed è la prima cosa che l’occhio incontra avvicinandosi alla tela.
Un seminatore tra diversi
Van Gogh dipinse il seminatore più di una volta nel 1888, mettendo alla prova la stessa figura e lo stesso campo con diverse disposizioni di colore e inquadratura. Questa tela, 91,5 per 72 centimetri, è uno di quei ritorni al soggetto, e tiene l’uomo e la terra che lavora vicini entro la cornice.
Il dipinto è registrato oggi come The Sower II, datato 1888, ed è conservato presso Villa Flora. Villa Flora, la casa di Winterthur costruita intorno alla collezione della famiglia Hahnloser, riunì importanti dipinti moderni francesi e olandesi all’inizio del Novecento, e questa tela è rimasta parte di quella raccolta.
Sulla parete, con luce diversa
Appeso in una stanza, il dipinto si legge prima come un campo di colore che come una scena, il terreno giallo che cattura l’occhio prima ancora che la piccola figura scura al suo interno venga notata. Solo dopo un momento il seminatore emerge dalla pennellata, e il quadro passa da un clima astratto di colore a un uomo specifico che compie un lavoro specifico.
La luce del mattino e della sera fa emergere il calore del giallo cromo e dell’ocra, mentre una luce diurna più piatta lascia affiorare i tratti di blu grigio e lavanda e raffredda lo stesso campo. Vista da vicino la tela è un campo di segni separati e direzionali; vista dall’altra parte di una stanza quei segni si compongono in stoppie, zolle e solchi, così il dipinto cambia carattere sia con la distanza sia con l’ora in cui lo si guarda.
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