Il Vigneto Rosso: storia, significato e tecnica pittorica
Nell’autunno del 1888, Vincent van Gogh si trovava ad Arles da buona parte dell’anno, lavorando a un ritmo che allarmava persino i suoi sostenitori più devoti. Aveva affittato la Casa Gialla, l’aveva riempita di tele e aspettava, non del tutto pazientemente, che Paul Gauguin arrivasse a condividere lo studio che immaginava come una colonia di pittori che lavoravano alla luce della Provenza. Il raccolto era stato fatto, le vigne stavano cambiando colore, e Van Gogh aveva in mente uve e campi di stoppie.
Il vigneto rosso appartiene a quell’autunno carico di tensione. È un quadro costruito meno da ciò che stava davanti al cavalletto che da ciò che rimase nella sua memoria dopo una passeggiata nella campagna vicino ad Arles, quando vide un vigneto cogliere il sole basso e trasformarsi, secondo la sua stessa descrizione, nel colore del vino rosso. Portò quell’impressione con sé nello studio e la dipinse per intero.
Un vigneto ricordato, non osservato
Lavorare a memoria invece che dal motivo era insolito per Van Gogh, che normalmente sistemava il cavalletto direttamente nei campi. Il fatto che abbia dipinto questa scena al chiuso, da un’immagine mentale, può spiegare perché il quadro sembri meno una trascrizione di un luogo e più una sensazione distillata: calore, colore e quel particolare dolore di una stagione che finisce.
Il risultato non è tanto un vigneto letterale quanto la sensazione che ne deriva. I filari di viti diventano nastri di rosso, arancione e viola; le figure chine tra essi sono segni rapidi ed economici più che ritratti. Van Gogh conservò solo ciò che la memoria aveva conservato, e scartò il resto.
Fuoco nei solchi
L’occhio si posa prima sul sole, un disco di bianco crudo e giallo posto in basso in un cielo di verde pallido e oro, la sua luce emessa in brevi tratti radiati. Sotto di esso, il vigneto percorre tutta la lunghezza della tela in un bagliore di vermiglio, arancione e tocchi di quasi nero, come se il terreno stesso covasse dopo il calore del giorno.
Piccole figure si muovono tra i filari, alcune piegate in due sulle viti, una che si ripara con un ombrello pallido, un’altra coppia che lavora vicino a un carro e a un cavallo sul sentiero retrostante. A destra, un canale taglia la composizione, la sua acqua striata di giallo e blu, che coglie lo stesso sole basso che brucia il campo accanto.
Una linea di alberi scuri, blu-verdi e freschi, chiude l’angolo in alto a sinistra e tiene insieme la composizione contro così tanto rosso e oro. È uno dei pochi passaggi del quadro in cui la temperatura scende, e l’occhio è grato di quel riposo.
Come il colore si posa sulla tela
Van Gogh stese il vigneto con pennellate spesse e direzionali, il colore spesso applicato bagnato su bagnato cosicché il rosso sanguina nell’arancione e l’arancione nel viola senza un bordo netto tra loro. Lungo il sentiero in primo piano, tocchi di nero e verde profondo si posano sopra il terreno più caldo, dando l’impressione di terra calpestata e foglie cadute senza descrivere né l’una né le altre in dettaglio.
Il sole è trattato ancora diversamente: costruito in un quasi rilievo di colore bianco, con il cielo circostante segnato in brevi linee pettinate che si protendono verso l’esterno come se il calore stesso avesse una texture. Questo è colore usato tanto per la sua presenza fisica sulla tela quanto per il colore che porta, un metodo che Van Gogh aveva affinato per tutto il suo periodo ad Arles.
L’unica vendita che conobbe
Van Gogh dipinse Il vigneto rosso nel 1888, e le sue dimensioni, 93 per 75 centimetri, lo collocano tra le tele più sostanziali di quel periodo ad Arles. Riveste un peso particolare nella sua storia: è ampiamente ritenuto l’unico dipinto che vendette durante la sua vita, acquistato nel 1890 dalla pittrice belga Anna Boch a un’esposizione a Bruxelles per 400 franchi.
Quella singola transazione stona con tutto ciò che seguì. Un uomo che sarebbe diventato uno dei pittori più riprodotti al mondo si separò da questa tela per una somma modesta, a un’altra artista che riconobbe in essa qualcosa che il mercato più ampio non vedeva ancora.
Vivere con il dipinto
L’originale appartiene ora al Museo Puskin di Belle Arti, e la sua intensità non si è attenuata per aver viaggiato da un’esposizione provinciale francese a una grande collezione nazionale. Riprodotto su larga scala, su una parete che riceve luce naturale reale, il quadro si comporta meno come un’immagine fissa e più come una fonte di calore nella stanza.
La luce del mattino mette in risalto il sole in impasto e le creste di rosso attraverso le viti; la sera, con le lampade accese, la stessa tela si assesta in qualcosa di più scuro e simile a brace, i trattini neri in primo piano che si leggono come ombra anziché come accento. Pochi dipinti cambiano così visibilmente con l’ora, il che è parte del motivo per cui questo continua a attirare l’occhio.
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