La Casetta Bianca tra gli Ulivi: Storia
Vincent van Gogh dipinse Il cottage bianco tra gli ulivi nel 1889, l’anno in cui si fece ricoverare nel manicomio di Saint-Paul-de-Mausole a Saint-Rémy-de-Provence. Aveva lasciato Arles dopo il crollo che pose fine al suo periodo con Gauguin, e a Saint-Rémy gli era concesso, a tratti, di uscire sotto supervisione per dipingere i campi di grano, i cipressi e gli uliveti oltre le mura dell’ospedale. Gli ulivi divennero uno dei suoi soggetti fissi quell’anno, una serie alla quale tornò più e più volte, cercando di cogliere alberi che trovava più difficili da dipingere di quanto si aspettasse.
Una casa vista tra i rami
Scrisse degli ulivi come di alberi difficili, il cui colore cambiava con ogni ora e ogni nuvola, argenteo in un momento e quasi blu in quello successivo. Qui pose quel fogliame mutevole contro qualcosa di fisso: un basso cottage imbiancato con un tetto scuro e pesante, intravisto attraverso il bosco anziché collocato in uno spazio aperto.
La casa si trova appena fuori centro, il suo timpano e il camino interrompono la linea delle colline alle sue spalle. Un sentiero di terra ocra pallida curva da sinistra, offrendo all’occhio una via d’ingresso nell’immagine prima che gli alberi si richiudano attorno ad essa.
Solo due piccole finestre e una porta sono leggibili nella parete imbiancata, tracciate con qualche pennellata di blu-grigio e giallo. Il tetto è costruito con brevi tratti diagonali di marrone, malva e rosso spento, stesi così densamente che le tegole sembrano avere peso e pendenza propri.
Fumo contro un cielo inquieto
Un singolo pennacchio di fumo si alza dal camino e si arriccia su se stesso nell’angolo in alto a sinistra, una spirale di rosa, grigio e crema che sovrasta la casa da cui proviene. È il passaggio più agitato dell’intera tela, disegnato con la stessa linea ininterrotta e ad anello che Van Gogh usò per i cipressi dello stesso anno.
Dietro il cottage, montagne blu-viola si innalzano in dolci creste ondulate, i cui bordi sono dissolti anziché disegnati. Il cielo sopra di esse è lavorato con brevi pennellate orizzontali e diagonali di bianco, rosa pallido e lilla, più simile a tessuto intrecciato che ad aria aperta.
Nulla nel cielo è fermo. La stessa irrequietezza che tira il fumo attraversa le nuvole, così che la casa calma e squadrata sotto appare quasi come un respiro trattenuto nel mezzo di tutto ciò.
Il bosco in primo piano
Gli ulivi dominano i due terzi inferiori della tela, i loro tronchi si torcono e si biforcano in spessi contorni scuri di marrone e nero. Van Gogh conferisce a ogni tronco una lotta fisica, piegandosi e annodandosi come se il legno stesso fosse sotto sforzo.
Le loro foglie sono costruite con brevi tocchi ricurvi di verde salvia, grigio argento e tocchi di bianco, applicati così densamente in alcuni punti che le singole pennellate si sollevano dalla superficie. Tra i tronchi, il terreno è steso in ocra calda, oro e rosa, interrotto dallo stesso ritmo irrequieto di segni che riempie il cielo.
Nulla nel bosco è piatto. Tronco, foglia e terra portano tutti la stessa scrittura nervosa e ricurva, così che un albero in primo piano e un albero a mezzo campo di distanza sono fatti dello stesso movimento visibile, solo più piccolo.
Colore, pittura e la mano del pittore
Il dipinto lavora su una gamma ristretta spinta al massimo: ocra e oro nella terra, salvia e argento nelle foglie, viola-blu nelle colline, e il bianco del cottage posto contro tutto questo come una singola nota percossa. Van Gogh stese il colore con brevi pennellate direzionali ovunque, senza mai sfumare dove un segno visibile avrebbe potuto fare il lavoro al suo posto.
A 60 x 70 centimetri, la tela è abbastanza piccola perché questa lavorazione appaia intima anziché monumentale, uno studio ravvicinato di un singolo uliveto anziché un panorama della valle. La pennellata porta la stessa urgenza su tutta la superficie, dal fumo strettamente avvolto alle nuvole raccolte in modo allentato, così che guardare il dipinto sembra meno osservare una scena statica e più assistere a una scena ancora in movimento.
Vivere con esso
Appeso in una stanza con luce diurna che cambia, il dipinto si trasforma con le ore proprio come il suo soggetto fece una volta per l’uomo che lo dipinse. La luce del mattino fa emergere il verde salvia freddo e l’argento nelle foglie degli ulivi; la luce della sera scalda il terreno ocra e il rosa nel cielo finché l’intero uliveto sembra brillare dall’interno.
Ciò che rimane costante è la casa, piccola e stabile tra alberi che non si acquietano mai del tutto, un punto fisso al quale l’occhio ritorna dopo aver seguito il fumo ricurvo, i tronchi piegati e il cielo irrequieto di nuovo verso il basso.
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