Il riposo pomeridiano (da Millet): storia, significato e pennellate
Un pittore senza modelli
Nella primavera del 1890, Vincent van Gogh viveva sotto sorveglianza nell’ospedale di Saint-Paul-de-Mausole, vicino a Saint-Rémy-de-Provence, in quello che si sarebbe rivelato l’ultimo anno della sua vita. Raramente era libero di assumere contadini del luogo perché posassero per lui, e il confinamento lo tagliava fuori dai soggetti lavorativi che aveva dipinto dal vero a Nuenen e ad Arles. Tenuto in gran parte entro il recinto dell’ospedale e il suo giardino murato, si rivolse invece alle stampe e alle riproduzioni che Theo gli inviava da Parigi.
Tra queste c’era un’incisione tratta da Jean-François Millet, il pittore che Van Gogh venerava fin dai suoi primi anni di lavoro. I contadini di Millet, che seminano, spigolano, riposano tra un compito e l’altro, avevano plasmato il suo senso di ciò a cui serviva la pittura: non decorazione, ma testimonianza onesta del lavoro e delle persone che lo portavano avanti. Lavorando da una stampa in bianco e nero del disegno di Millet per un riposo di mezzogiorno nei campi, Van Gogh si mise non a copiarlo ma a rifarlo a colori.
A Theo descriveva i dipinti realizzati in questo modo come traduzioni più che copie, paragonando la propria parte a quella di un musicista che interpreta una partitura scritta da qualcun altro. Le pose, la composizione e le due figure in riposo venivano tutte da Millet. La tavolozza, la luce e l’urgenza della pennellata erano di Van Gogh, e La siesta (da Millet), dipinta nel 1890, è tra gli esempi più chiari di quel metodo nella sua produzione finale.
Riposo in mezzo alla mietitura
Il dipinto mostra un uomo e una donna distesi testa contro piedi in un letto di fieno tagliato, che prendono il riposo di mezzogiorno durante la mietitura del grano. La donna giace con la schiena rivolta allo spettatore, il viso girato verso l’avambraccio, una cuffia bianca a coprirle i capelli. L’uomo giace di fronte a lei, il cappello di paglia calato sugli occhi, un braccio gettato all’indietro dietro la testa nella posa indifesa di chi ha smesso di lottare contro il sonno.
I loro zoccoli di legno e sabot sono stati tolti e lasciati in un piccolo mucchio davanti alla tela, un dettaglio ordinario che rende completa l’immobilità dei due corpi. Dietro di loro si innalza un covone di fieno in ocra e oro, la cui cima curva riempie gran parte del lato destro del quadro. A sinistra, la mietitura continua senza di loro: altri due covoni si trovano a media distanza, e un carro con un bue pallido attende vicino a un’altra figura ancora al lavoro, così il campo resta un luogo di lavoro in corso anche mentre il suo primo piano appartiene interamente al sonno.
Van Gogh ambientò la scena a mezzogiorno vero, quando il sole è più alto e le ombre più corte, e tutto il campo è immerso in una luce uniforme e appiattente. Non c’è albero, non c’è tetto, nulla che rompa il calore. Il riposo che le due figure si concedono si legge come guadagnato più che incidentale, una pausa ritagliata da una giornata che riprenderà nel momento in cui si sveglieranno.
Blu contro oro
Il quadro è costruito quasi interamente su due colori opposti. Il grano, la paglia e i covoni sono stesi in gialli caldi, ocre e oro; il cielo e i pantaloni e la gonna di cotone della coppia sono in blu freddi e violetto. Van Gogh aveva scritto a Theo del modo in cui i colori complementari si intensificano a vicenda quando sono posti l’uno accanto all’altro, e qui l’effetto è diretto: l’oro sembra più caldo per il blu che gli sta accanto, e il blu sembra più freddo per l’oro.
La pennellata porta tanto del quadro quanto il colore. Il cielo è steso in brevi tratti diagonali che corrono tutti nella stessa direzione, dando all’aria una sorta di tempo atmosferico visibile anche se nulla in essa si muove. Il covone è costruito con lunghi tratti curvi che seguono la sua forma arrotondata, spesse creste di colore che catturano la luce reale sulla loro superficie. I due dormienti sono dipinti più semplicemente, in passaggi più piatti di azzurro pallido e bianco, il che permette loro di stagliarsi nettamente contro la texture irrequieta che li circonda.
Con i suoi 91 per 73 centimetri, la tela è abbastanza grande perché queste differenze di esecuzione si percepiscano a una normale distanza di osservazione. L’occhio tende a posarsi prima sul braccio alzato e sul cappello dell’uomo, il passaggio di bianco più luminoso del quadro, prima di scendere lungo la diagonale dei due corpi verso gli zoccoli abbandonati e fuori, nel campo oltre. L’intera composizione si compone lungo quella sola linea ampia, dal sonno in primo piano al lavoro che continua dietro di esso.
Su una parete oggi
La siesta (da Millet) è oggi conservata al Musée d’Orsay di Parigi, insieme a gran parte dell’opera tarda di Van Gogh. È un quadro che ripaga una stanza con luce che cambia, poiché i tratti diagonali nel cielo e il colore a creste del covone catturano la luce in modo diverso nel corso della giornata, passando da un oro piatto al mattino a una texture più netta e radente la sera.
Appeso a un’altezza in cui l’occhio incontra direttamente le figure addormentate, tende a rallentare una stanza più che a riempirla. C’è poco accadimento in esso oltre a due persone addormentate e un campo che va avanti senza di loro, e proprio quella semplicità è ciò che sostiene.
Visto da vicino, si legge come uno studio sulla disciplina del riposo, dipinto alla fine di un anno in cui la calma non era qualcosa che Van Gogh trovasse facilmente. Visto attraverso una stanza, si assesta in un’unica forma calda, fieno d’oro e figure blu, che tiene testa alla maggior parte degli altri colori vicini.
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