Le Rive della Senna con Barche: La Storia
Parigi alleggerisce la sua tavolozza
Nella primavera del 1887 Vincent van Gogh viveva a Parigi da oltre un anno, condividendo un appartamento con il fratello Theo a Montmartre. Era arrivato da Anversa dipingendo ancora con i bruni e i grigi cupi dei suoi anni olandesi, ma Parigi lo stava cambiando rapidamente. Attraverso i contatti di Theo nel commercio d’arte conobbe Camille Pissarro, Paul Signac e Georges Seurat, pittori che scomponevano il colore in piccoli tocchi separati invece di mescolarlo sulla tavolozza.
Quell’anno Van Gogh cominciò a portare il cavalletto fuori dalla città, lungo la Senna verso Asnières e Clichy, dove le chiatte ormeggiavano sotto i pioppi e il fiume catturava il cielo che cambiava. Lavorava spesso lì accanto a Signac, e i due dipingevano gli stessi tratti di riva da angolazioni diverse, scambiandosi idee sul colore mentre procedevano. Rive della Senna con barche, dipinto nel 1887, fa parte di un gruppo di piccole tele fluviali nate da quelle sedute.
I dipinti di Asnières e Clichy segnano un punto di svolta che durò solo una stagione o due prima che Van Gogh spingesse il suo colore più avanti e partisse per Arles, ma furono il luogo in cui sperimentò per la prima volta quanto lontano potesse arrivare un dipinto con il solo colore scomposto. Questa tela è un esempio modesto e ravvicinato di quella sperimentazione, una sola chiatta invece di un ampio panorama.
Una chiatta tirata in secca sulla riva
Il dipinto, 55 per 48 centimetri, colloca una sola chiatta ormeggiata attraverso la larghezza della tela, con lo scafo in rosa polveroso e viola-rosa contro una cabina in azzurro-grigio pallido. Una figura in giallo siede in basso a poppa, abbastanza piccola che l’occhio trova prima la barca e poi lui. Dietro la chiatta un secondo natante galleggia semi-nascosto, tagliato dalla cornice sul bordo destro.
La riva si alza dietro le barche in una striscia di sabbia ocra, punteggiata da una casa dal tetto rosso e da edifici più pallidi arretrati tra gli alberi. Sopra, una fila di pioppi e castagni in verdi scomposti chiude l’orizzonte, con i tronchi lasciati come verticali nude e sottili contro un cielo azzurro dolce e senza nuvole. Nulla nella metà superiore della tela chiede attenzione due volte; l’episodio resta in basso, sulla linea dell’acqua.
L’acqua occupa quasi metà del quadro, ed è lì che Van Gogh profuse il suo impegno. Il rosa e il blu della chiatta si ripetono nel riflesso sottostante, scomposti in brevi pennellate di colore che non si risolvono mai del tutto in un’immagine speculare. Tratti di oro, malva e verde scuro increspano la superficie, così il fiume appare meno come acqua ferma e più come un luogo in continuo, silenzioso movimento.
Dipingere a tocchi separati
Van Gogh stese questa tela con le pennellate scomposte e simili a virgole che stava apprendendo da Signac e Seurat quella primavera, piccoli tocchi di colore puro accostati l’uno all’altro invece di mescolati sulla tavolozza. È un metodo fondato sul contrasto: un tocco di arancione accanto a uno di blu, il rosa contro il verde, ogni colore lasciato ad affilare il suo vicino invece di fondersi con esso.
Non adottò mai pienamente la disciplina punto per punto del puntinismo di Seurat, e questa tela mostra perché. Le pennellate sulla chiatta sono più lunghe e più varie in direzione di quanto un rigoroso divisionista permetterebbe, seguendo la curva dello scafo invece di un sistema fisso, e l’acqua è il luogo dove lascia che il metodo si allenti ancora di più, il pennello che si muove in brevi tratti orizzontali che costruiscono texture oltre che colore.
La tavolozza stessa segna la distanza percorsa da Anversa. Dove i suoi dipinti olandesi lavoravano in terra d’ombra e bitume, qui il passaggio più scuro dell’intera tela è un’ombra verde bottiglia sotto lo scafo. Tutto il resto si colloca nel registro alto della ruota dei colori: rosa, azzurro cielo, giallo paglia, l’ocra pallido dell’alzaia.
Rosa al mattino, blu alla sera
Appesa dove la luce del giorno la raggiunge, la tela cambia con le ore in un modo che un dipinto più scuro non potrebbe mai fare. La luce del mattino mette in risalto il rosa dello scafo e i bagliori dorati sull’acqua; alla sera i blu del riflesso si approfondiscono e l’intera scena appare più fredda, più vicina al crepuscolo sul fiume reale.
Da vicino, la superficie si scompone in centinaia di pennellate individuali, ognuna una decisione distinta sul colore. Facendo un passo indietro, quelle pennellate si risolvono in una chiatta, una riva, un gruppo di alberi, il trucco condiviso dalla pittura impressionista e neo-impressionista allo stesso modo, e che ricompensa i pochi passi indietro in più che un soggiorno permette.
È un quadro quieto piuttosto che drammatico, fatto per lo sguardo lento invece che per un solo sguardo. Il che si adatta a una parete dove sarà visto ogni giorno, alla luce della colazione e alla luce della sera, piuttosto che a una parete destinata a essere superata una volta e dimenticata.
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