Ritratto di Camille Roulin: storia e significato
Una famiglia di postino ad Arles, 1888
Negli ultimi mesi del 1888, Vincent van Gogh viveva alla Casa Gialla di Arles, nel pieno dell’anno più produttivo e più turbolento della sua carriera. Paul Gauguin era venuto e se n’era andato, il loro esperimento di studio condiviso si era concluso con una crisi quel dicembre, e la cerchia di amici di van Gogh in città si era ridotta a quasi nessuno al di fuori di una sola famiglia.
Quella famiglia erano i Roulin. Joseph Roulin, impiegato postale, e sua moglie Augustine divennero modelli disponibili per un pittore assetato di compagnia, e col tempo lo divennero anche i loro tre figli. Van Gogh lavorò attraverso il nucleo familiare un volto alla volta, come un altro artista potrebbe lavorare attraverso una serie di studi, ma con vero affetto per ogni modello.
Camille, il figlio di mezzo, posò per lui nel 1888, a circa undici anni. Il risultato, Ritratto di Camille Roulin, è una piccola tela di 32,5 per 40,5 centimetri, oggi conservata al Van Gogh Museum, tagliata stretta così che la testa e le spalle del ragazzo riempiono quasi tutta l’inquadratura.
Un ragazzo sotto un berretto blu a coste
L’occhio va prima al berretto, un morbido berretto blu da scolaro messo leggermente di sbieco, la cui superficie è costruita con brevi pennellate di blu e quasi bianco che catturano la luce lungo ogni coste del tessuto. Sotto di esso, il volto di Camille si volta quasi dritto verso lo spettatore, i suoi occhi azzurri fermi e un po’ diffidenti, lo sguardo di un bambino a cui è stato chiesto di stare fermo più a lungo di quanto vorrebbe.
La sua pelle è dipinta con pennellate di ocra, salmone e verde pallido accostate l’una all’altra invece che fuse, così il volto appare caldo e vivo anche da vicino, dove si dissolve in una rete di colori separati. Un rossore rosso attraversa una guancia, e la sua bocca, chiusa e leggermente increspata, è tracciata con un’unica sicura linea di rosso.
Indossa una giacca verde abbottonata fino al collo, allacciata con un bottone rosso che dà all’occhio un piccolo, netto punto di contrasto contro tutto quel verde. La giacca è lavorata con le stesse brevi pennellate direzionali del berretto, con riflessi pallidi che scendono lungo le spalle come venature nel legno.
Dietro di lui, lo sfondo è un campo di giallo ocra, steso con pennellate diagonali sciolte che si infittiscono in strisce di verde verso il bordo destro della tela, come se il muro o il campo dietro il ragazzo catturassero la stessa luce del suo berretto. Non ci sono mobili, né finestre, nulla che lo collochi in un luogo particolare. Van Gogh ci dà solo il ragazzo, illuminato e colorato, e nient’altro da guardare.
Pittura stesa senza fusioni
Van Gogh lavorava, in questi ultimi mesi ad Arles, in un modo che aveva perfezionato dal suo arrivo nel sud due anni prima: colore applicato direttamente, pennellata accanto a pennellata, con quasi nessuna miscelazione sulla tela stessa. Nel ritratto di Camille quel metodo è ben visibile nel berretto e nella giacca, dove singole linee di pigmento stanno l’una accanto all’altra invece di fondersi in una superficie liscia.
Il disegno stesso è economico. Un contorno scuro tiene il bordo del berretto, la linea della mascella, il colletto della giacca, facendo il lavoro che altrimenti potrebbe fare l’ombreggiatura e lasciando che il colore porti il resto. È un tipo di ritrattistica veloce e sicura, più vicina a uno studio preso dal vero che a una posa formale.
Questo è anche, inconfondibilmente, un ritratto fatto da qualcuno a cui piaceva la persona davanti a lui. Non c’è nulla dell’adulazione di una somiglianza commissionata e nulla della freddezza di uno studio accademico. Camille sembra un ragazzo vero colto a metà pensiero, fissato rapidamente prima che perdesse la pazienza con tutta la faccenda.
Una famiglia, sei ritratti
Le lettere di Van Gogh di questo periodo tornano spesso sui Roulin, e in particolare su Joseph Roulin, che descrisse come una delle poche persone ad Arles con cui poteva parlare da pari a pari. Dipingere i bambini era in parte un modo di ricambiare quell’amicizia, e in parte la continuazione di un’idea che aveva inseguito tutto l’anno: un ritratto moderno costruito con colore forte e piatto piuttosto che con una modellazione accurata.
Visto accanto ai ritratti dei genitori e dei fratelli di Camille, questa tela si legge meno come una somiglianza isolata e più come un pannello di un insieme, ogni membro della famiglia riceve lo stesso trattamento ravvicinato e diretto. Le differenze tra loro, nel colore, nella posa, nel temperamento della pennellata, dicono quasi tanto dei modelli quanto i loro volti.
In una stanza, attraverso il giorno
Appeso a una parete, questo ritratto regge da solo attraverso una stanza, il berretto blu e la giacca verde si leggono come due forme forti contro il fondo giallo prima che qualsiasi dettaglio del volto si risolva. Da vicino, quella semplicità lascia il posto alla superficie granulosa e costruita a mano delle singole pennellate, e l’espressione del ragazzo viene avanti.
La luce del mattino e la luce della sera lo cambiano in modo evidente, poiché gran parte della tela dipende da come lo sfondo ocra e il blu del berretto stanno l’uno contro l’altro. In una luce più calda e bassa il giallo si approfondisce e il blu si ritira; sotto una luce diurna più fredda il contrasto si accentua e lo sguardo del ragazzo diventa più diretto. È un piccolo dipinto che chiede di essere guardato più di una volta, e ricompensa ogni ritorno con qualcosa di leggermente diverso.
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