Ritratto di Eugène Boch (Il Poeta): La Storia
Nell’estate inoltrata del 1888 Vincent van Gogh viveva nella Casa Gialla ad Arles, cercando di trasformare un insieme di stanze in affitto in una colonia di artisti funzionante. Pochi pittori accolsero mai il suo invito. Eugène Boch, un pittore belga poco più che trentenne che era sceso a sud per lavorare nella vicina Fontvieille, fu uno dei pochi che lo fece, e van Gogh chiese di ritrarlo prima che partisse.
Boch lavorava con la pittura, non con i versi, ma van Gogh guardò il suo volto allungato e l’incarnato chiaro e vide qualcosa di più vicino a un poeta che a un collega artigiano. Diede alla tela finita un suo proprio soprannome, “Il Poeta”, e trattò la seduta come una licenza per inventare anziché registrare. Il risultato, dipinto ad Arles nel 1888, è uno dei ritratti più insoliti usciti da quell’anno.
Un volto costruito di spigoli vivi
La testa di Boch è leggermente angolata, lo sguardo portato di lato invece di incontrare direttamente lo spettatore. La fronte è alta e pallida, l’attaccatura dei capelli già in arretramento, e van Gogh ha lasciato che il giallo pallido e il bianco si posassero sulla sommità del capo dove la luce è più forte.
Intorno agli occhi e alla mascella la pelle vira al verde e all’ocra, mescolati direttamente nei toni dell’incarnato invece di essere tenuti come ombra. Dà al volto una sfumatura leggermente febbrile, occhi ambrati incassati sotto sopracciglia scure, un naso lungo e dritto, una barba sottile rosso dorata tagliata corta lungo il mento.
Sotto il colletto una cravatta a righe, blu e ruggine contro una camicia bianca inamidata, è uno dei pochi passaggi dipinti con una qualche misura. Tutto ciò che sta sopra, la pelle specialmente, è costruito con piccoli aggiustamenti di colore anziché di linea.
Un cielo notturno senza vere stelle
Van Gogh pose quella testa contro un fondo di blu scuro quasi puro, lavorato in lunghi tratti diagonali che da lontano si leggono come il tempo stesso che si muove dietro il modello. Sparsi qua e là vi sono piccoli puntini di bianco e oro pallido, non disegnati come costellazioni riconoscibili ma collocati con enough leggerezza da suggerirle.
Scrisse a suo fratello Theo in quel periodo del desiderio di dipingere il ritratto di un sognatore contro “il blu più ricco, più intenso” che riuscisse a trovare, così che una testa chiara vi sedesse “come una stella nel profondo di un cielo azzurro”. Questa tela è quell’idea realizzata con la pittura anziché con la descrizione.
Nell’angolo in alto a sinistra un singolo fiore pallido interrompe il campo di blu, piccolo e leggermente fuori posto, più un segno privato che un dettaglio botanico. È facile da non notare e, una volta notato, difficile smettere di cercarlo.
Stoffa dipinta come il tempo
Il cappotto di Boch è di un giallo senape pesante, steso in ampie pennellate visibilmente direzionali che si curvano intorno alla spalla e cadono in linee più dritte lungo il petto. Van Gogh non ha cercato di mascherare qui la pennellata come ha fatto, in una certa misura, sul volto.
Il colore sta spesso, rigato, quasi tessuto, in evidente contrasto con la superficie più sottile e più lavorata della pelle sopra il colletto. Tra l’oro grossolano del cappotto e la modellatura più morbida della testa, l’occhio viene tirato verso l’alto, di nuovo al volto, ogni volta che vaga.
Quel contrasto tra la stoffa costruita a strati e la carne trattata da vicino è una delle cose che impedisce a questa piccola tela, solo 45 per 60 centimetri, di leggersi come una somiglianza convenzionale. Si comporta più come un’idea elaborata a distanza ravvicinata che come il resoconto di una seduta pomeridiana.
Viverci insieme, nel corso della giornata
Appesa in una stanza che riceve un po’ di luce diurna, il fondo blu si comporta diversamente a seconda dell’ora. La luce del mattino lo appiattisce verso il nero; nel tardo pomeriggio, con il sole più basso e caldo, lo stesso passaggio può sollevarsi verso un vero blu mezzanotte, e i puntini sparsi ricominciano a leggersi come qualcosa di più vicino alle stelle.
Sotto la luce della lampada la sera il cappotto prende il sopravvento, quel giallo senape si scalda ulteriormente e trascina l’intero quadro verso l’oro. Il volto, colto tra i due campi di colore, si sposta con essi invece di restare fisso, il che è una descrizione giusta di come van Gogh sembra aver voluto che funzionasse un ritratto.
L’originale è appeso al Musée d’Orsay di Parigi, una tela tra le molte di un breve, intensamente produttivo periodo del soggiorno di van Gogh nel sud. Piccola com’è, porta con sé più della sua ambizione per il ritratto, il desiderio di dipingere non una somiglianza ma uno stato d’animo, di quanto la sua dimensione lascerebbe supporre.
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