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Ritratto di Patience Escalier: Storia, Significato e Pennellate

Riproduzione a olio dipinta a mano di Vincent van Gogh Ritratto di Patience Escalier, un anziano contadino bruciato dal sole in cappello di paglia contro uno sfondo arancione fiammeggiante
Ritratto di Patience Escalier, 1888; Collection Stavros Niarchos · Vedi la riproduzione

Nell’estate del 1888 Vincent van Gogh si trovava ad Arles già da diversi mesi, inseguendo una luce che riteneva nessun pittore avesse ancora reso con onestà. Quell’anno voleva ritratti oltre che paesaggi, e voleva modelli che sembrassero plasmati dal sole stesso. Patience Escalier, giardiniere in pensione ed ex pastore della campagna vicino ad Arles, gli offrì esattamente quel volto.

Van Gogh aveva faticato a trovare persone disposte a posare per le lunghe ore che un ritratto richiedeva. Escalier accettò, e il quadro che ne risultò, intitolato semplicemente Ritratto di Patience Escalier, è uno degli studi più diretti che Van Gogh realizzò quell’anno: un uomo mostrato non come un tipo preso in prestito da un libro di racconti, ma come qualcuno che aveva passato una vita all’aperto e ne portava la pelle come prova.

Un volto costruito dai campi

Il vecchio occupa quasi tutta la tela, visto dal petto in su, le mani incrociate sopra la testa di un bastone. Indossa un ampio cappello di paglia che gli getta una fascia d’ombra sulla fronte, e quell’ombra non fa che rendere più insistente il colore rubizzo e battuto dal sole del suo volto.

I suoi occhi sono chiari e fissi, incassati sotto sopracciglia pesanti, e la barba è una ruvida peluria grigia che coglie la stessa luce arancione della pelle. Non c’è nulla di morbido nel modo in cui Van Gogh lo dipinse. Le rughe si leggono come struttura più che come sentimentalismo, costruite con pennellate brevi e deliberate che seguono le pieghe reali della pelle.

Al collo ha annodato una sciarpa rossa, l’unica nota di colore puro e saturo che si ripete nel bordo rosso-arancio dei polsini. Le mani incrociate sono dipinte nello stesso ocra caldo del volto, così che testa e mani si leggano come un’unica unità bruciata dal sole contro il blu più freddo della giacca.

Arancione contro blu

Van Gogh costruì il quadro su un unico contrasto: l’intero sfondo è un arancione caldo e uniforme, striato e trascinato più che levigato, e su di esso pose una giacca lavorata nei blu e nei verdi. È il colore complementare spinto quasi fino al limite prima che il quadro minacci di spezzarsi.

L’arancione non è una campitura piatta. Guardato da vicino si muove in lunghi tratti diagonali, più scuro in alcuni punti, quasi bronzo vicino alle spalle, così che il muro dietro il modello sembra irradiare calore invece di stare lì come un semplice fondale.

La parte inferiore del cappello di paglia riprende lo stesso arancione, legando il modello al campo di colore dietro di lui anche mentre la giacca tira nella direzione opposta. Quella tensione, caldo che circonda freddo, è ciò che dà forza alla testa.

La pittura stessa

Van Gogh quell’anno dipingeva in fretta e con spessore, e la superficie lo dimostra. La paglia del cappello è incisa con linee sottili, il manico di un pennello o uno strumento simile trascinato all’indietro nella pittura fresca per esporre il fondo sottostante e suggerire i singoli fili.

La giacca è costruita con pennellate brevi e spezzate di blu, verde e nero poste l’una accanto all’altra invece che fuse, così che da lontano si leggono come stoffa mentre da vicino restano segni separati, quasi tessuti. La sciarpa e i polsini sono stesi ancora più spessi, in rossi che sporgono leggermente dalla superficie.

Nel volto la stesura cambia di nuovo. Le pennellate sono più piccole e più accurate intorno agli occhi e alla bocca, seguendo la struttura del cranio, mentre la barba è un passaggio asciutto e sfregato di grigio e bianco che in alcuni punti lascia visibile la trama della tela.

Cosa fa il quadro in una stanza

Appeso a una parete, questo è un ritratto che non lascia posare lo sguardo. L’arancione continua a spingere in avanti, il blu continua a tirare indietro, e il volto del vecchio resta catturato tra i due, illuminato e immobile. Alla luce del giorno l’arancione si legge caldo, quasi aggressivo; sotto una luce serale più calda si ammorbidisce, e i blu della giacca vengono in avanti, cambiando quale metà del dipinto sembra parlare per prima.

Con i suoi 56 per 69 centimetri, Ritratto di Patience Escalier non è una tela grande, ma la scala si addice a un quadro pensato per essere incontrato quasi occhio a occhio. È rimasto unito nella Collection Stavros Niarchos, una dichiarazione compiuta di ciò che Van Gogh voleva che fosse un ritratto nell’estate che trascorse ad Arles.

Il quadro merita di essere guardato due volte: una da tutta la stanza, dove si legge come un unico blocco di colore luminoso, e una da vicino, dove la pittura si scompone nei rilievi, nei raschi e nelle pennellate cariche che Van Gogh lasciò dietro di sé. Pochi ritratti chiedono così apertamente di essere visti in entrambi i modi.

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