Rose Rosa: Storia, Significato & Pennellata
Un’ultima settimana prima di lasciare la Provenza
Nel maggio 1890 Vincent van Gogh si stava preparando a lasciare il manicomio di Saint-Paul-de-Mausole, vicino a Saint-Rémy-de-Provence, dopo un anno che aveva portato sia i suoi dipinti migliori sia i suoi peggiori attacchi di malattia. Aspettava che suo fratello Theo organizzasse il prossimo spostamento, a nord verso Auvers-sur-Oise, dove sperava di lavorare sotto la supervisione del dottor Paul Gachet.
In quell’ultima settimana mise da parte i cieli vorticosi e i cipressi che lo avevano assorbito per mesi e si dedicò invece a ciò che aveva a portata di mano: fiori recisi, disposti in una ciotola e dipinti prima che appassissero. Lavorò su due mazzi di rose e due di iris, soggetti più calmi per un periodo inquieto.
Rose rosa, dipinto nel 1890 e oggi nelle collezioni della Ny Carlsberg Glyptotek, appartiene a quella breve serie di tele. Non porta con sé nessuna dell’agitazione che caratterizza i suoi cieli dello stesso anno; è invece deliberatamente, quasi ostinatamente, silenzioso.
Una ciotola di rose che si riversa nel verde
La tela, di 40,5 per 32 centimetri, tiene un solo soggetto vicino: un mazzo pieno e sciolto di rose posto in basso in un vaso poco profondo, il cui bordo è appena visibile sotto il fogliame. I fiori si allargano piuttosto che stare eretti, alcuni boccioli pendono quasi orizzontali, come se il mazzo fosse scivolato invece di essere stato composto.
Le rose stesse vanno dal quasi bianco al rosa pallido fino a un rosa più caldo al centro di alcuni fiori aperti, i colori lavorati bagnato su bagnato così da sfumare dolcemente l’uno nell’altro. Diversi boccioli restano stretti e con sfumature verdi ai bordi, trattenendo il rosa finché non si aprono.
Dietro e intorno ai fiori, tutto il campo è verde: un verde brillante, leggermente acido, che riempie lo sfondo e il terreno sotto il vaso allo stesso modo, interrotto solo da pennellate più scure che segnano gli steli e l’ombra delle foglie. Non c’è tavolo, non c’è parete, non c’è finestra in vista; le rose semplicemente siedono nel colore.
La luce nel dipinto viene da ogni parte e da nessuna in particolare. Van Gogh non dà una fonte unica, nessuna ombra proiettata a fissare un’ora del giorno; i fiori pallidi contengono i passaggi di pittura più luminosi, e l’occhio va prima a loro prima di seguire le linee scure degli steli verso le foglie.
Pennellate rapide, bordi disegnati
Van Gogh lavorò i petali con pennellate brevi e cariche di bianco, rosa e crema, poste fianco a fianco invece che mescolate, così la pittura mantiene la propria texture anche dove i colori stanno vicini. Da vicino le rose si leggono come tocchi separati del pennello; a una normale distanza di osservazione si chiudono in fiori pieni e morbidi.
Le foglie e gli steli sono costruiti ancora diversamente, disegnati tanto quanto dipinti. Linee verde scuro e quasi nere tracciano il contorno di ogni foglia e il percorso errante di ogni stelo, un’abitudine che deve qualcosa alle stampe giapponesi che Van Gogh aveva studiato dai suoi anni parigini e a cui continuava a tornare.
Quel contrasto, colore denso trattenuto dentro un contorno disegnato, dà alla tela la sua struttura. Senza i contorni scuri le rose si dissolverebbero nel terreno verde; con essi, un mazzo sciolto e leggermente caotico di fiori si legge chiaramente come un mazzo di fiori, tenuto insieme dalla linea tanto quanto dalla pittura.
I fiori come modo di stabilizzarsi
Van Gogh aveva già dipinto fiori per concentrare la mente, soprattutto i girasoli ad Arles, ma le rose di quest’ultima settimana a Saint-Rémy hanno un temperamento diverso. C’è meno spavalderia nel colore e più attenzione dedicata semplicemente al guardare, a mettere giù sulla tela un mazzo di fiori recisi prima che sbiadissero.
Stando al suo stesso racconto nelle lettere di questo periodo, cercava di lavorare con costanza e calma prima di un viaggio difficile. Una ciotola di rose chiede poco a un pittore al di là dell’osservazione ravvicinata, e forse era esattamente ciò di cui aveva bisogno dopo un anno di soggetti più difficili.
Il risultato è un dipinto con pochissimi avvenimenti e moltissima cura. Nulla in Rose rosa reclama attenzione come fanno i suoi paesaggi più tempestosi; sta semplicemente fermo e chiede di essere guardato da vicino, fiore per fiore.
Su una parete, nel corso della giornata
Appeso dove arriva la luce del giorno, Rose rosa cambia più di quanto suggerisca il suo piccolo formato. La luce del mattino mette in evidenza i riflessi quasi bianchi sui fiori aperti; la sera, sotto la luce di una lampada, il terreno verde si approfondisce e i rosa si scaldano, così il dipinto si legge meno come un mazzo di fiori e più come un campo di colore con le rose catturate dentro.
È un dipinto ravvicinato e silenzioso, e ripaga il tipo di stanza dove qualcuno si ferma davvero davanti a esso spesso: una camera da letto, un pianerottolo, un angolo di lettura, un luogo dove l’occhio ritorna abbastanza volte da continuare a trovare nuove pennellate nel verde.
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