Sera, Fine della Giornata (da Millet, versione): La Storia
Una stanza a Saint-Paul-de-Mausole
Nell’autunno del 1889 Vincent van Gogh era un paziente volontario nell’ospedale psichiatrico di Saint-Paul-de-Mausole, vicino a Saint-Rémy-de-Provence, da diversi mesi. Gli era stata concessa una cella spoglia in cui lavorare e, in seguito, l’uso di una seconda stanza come studio, ma era tagliato fuori dai modelli e dai motivi en plein air che lo avevano sostenuto ad Arles. Si rivolse invece alle riproduzioni di opere che ammirava, prima fra tutte le stampe in bianco e nero tratte da Jean-François Millet che suo fratello Theo gli inviava da Parigi.
Millet era morto nel 1875, venerato in tutta Europa come il pittore del lavoro contadino. Van Gogh aveva copiato le sue figure da giovane studente e vi tornò ora con uno scopo diverso. Non stava tanto ricalcando Millet quanto traducendolo, come un musicista potrebbe adattare la melodia di un altro compositore per uno strumento diverso.
Lavorare dal bianco e nero
Van Gogh descrisse questa pratica nelle lettere a Theo come una sorta di collaborazione attraverso il tempo, trattando una stampa come un documento in bianco e nero di una scena che era libero di colorare a suo piacimento. Conservò il disegno di Millet, la posa della figura e la disposizione degli attrezzi, e fornì tutto il resto: l’ora del giorno, la temperatura della luce, il peso del colore.
Evening: The End of the Day, dipinto nel 1889 e oggi al Menard Art Museum, appartiene a questo gruppo di traduzioni a colori. Segue un’incisione tratta dalla composizione originale di Millet, ma nulla nel suo colore deve qualcosa a Millet. La tavolozza è quella di van Gogh, costruita con i viola, i blu e i gialli sulfurei che usava fin da Arles.
Un uomo che si stira al crepuscolo
Al centro della tela un contadino sta in un campo semi-arato, le braccia incrociate e sollevate sopra la testa nello stiramento inconfondibile di un corpo che è stato piegato al lavoro dall’alba. La testa si rovescia all’indietro e le spalle si aprono, e per un momento la fatica del giorno viene messa da parte.
Ha lasciato i suoi attrezzi nelle vicinanze. Un forcone è appoggiato di traverso in primo piano con un cesto di vimini agganciato ai rebbi, e un cappello largo giace abbandonato sulla terra rivoltata ai suoi piedi. A sinistra, un aratro sta abbandonato ai margini dei solchi, la sua ruota che coglie l’ultima luce.
Più indietro, poco più che qualche pennellata, un cavallo e una figura a cavallo attraversano il campo verso l’orizzonte, dove una sottile guglia segna un villaggio lontano. Questi piccoli episodi tengono l’occhio in movimento senza mai competere con l’uomo al centro.
Il cielo che fa il lavoro
Sopra il campo il cielo occupa quasi metà della tela, ed è lì che van Gogh spende il suo impegno. Spesse pennellate ricurve di giallo e ocra si spingono verso l’esterno da un sole basso, raffreddandosi in verde e grigio-viola mentre salgono, con uno spicchio di luna crescente già visibile vicino al bordo superiore.
La terra arata sotto risponde con lo stesso ritmo, i solchi tracciati in brevi tocchi diagonali di verde, marrone e viola che catturano l’ultimo calore del cielo. Van Gogh lascia che le due zone, terra e cielo, condividano un’unica energia irrequieta, così che il campo sembra respirare con lo stesso ritmo delle nuvole sopra di esso.
La figura, al contrario, è costruita più solidamente, il suo contorno tenuto in una linea più scura così da leggersi chiaramente contro il bagliore alle sue spalle. Quel contrasto, una silhouette immobile contro un cielo che ruota, è ciò che porta l’atmosfera del dipinto: la stanchezza incontrata da un momento di liberazione.
Su una parete alla fine della giornata
Appesa dove arriva la luce della sera, una riproduzione di questa scena cambia con la stanza come il colore dell’originale cambia attraverso la tela. In luce diretta i gialli del cielo appaiono quasi caldi; mentre la luce svanisce, i viola e i verdi nella terra in ombra emergono e tutto il campo sembra raffreddarsi.
Ricompensa quel tipo di sguardo che ha tempo da dedicare, l’occhio che si muove dalle braccia sollevate dell’uomo al forcone, al cappello, al cavallo in lontananza, e ritorno. A 94 per 72 centimetri, la tela contiene una singola figura comodamente a qualcosa di vicino alla scala umana, così che lo stiramento al suo centro mantiene la sua immediatezza da un capo all’altro della stanza.
Ciò che rimane a chi guarda non è l’aratro o il campo che si fa scuro ma il gesto stesso, un uomo che lavora e che si concede un momento senza difese prima che gli attrezzi vengano ripresi domani.
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