Studio per I mangiatori di patate: storia e significato
Nuenen, inverno, e un pittore non ancora dimostrato
Nell’inverno del 1885, Vincent van Gogh viveva nella casa del giardino del presbiterio a Nuenen, un villaggio nella provincia olandese del Brabante Settentrionale dove suo padre aveva prestato servizio come pastore. Aveva trentadue anni e dipingeva seriamente da pochi anni, senza una sola tela che considerasse abbastanza compiuta da definirlo.
Aveva passato i due anni precedenti a disegnare i tessitori e i contadini del luogo, riempiendo quaderni di studi di mani, teste e schiene curve. Ora voleva portare tutta quella osservazione in un’unica composizione ambiziosa: una famiglia contadina che consuma un pasto di patate alla luce della lampada, nella propria cucina, alla fine di una giornata di lavoro nei campi.
Questo piccolo studio a olio, dipinto su tavola e misurante 44,4 per 33,5 centimetri, appartiene a quel periodo di intensa preparazione. È uno dei tentativi che Van Gogh fece mentre cercava di capire come disporre cinque figure attorno a un tavolo senza che la scena si irrigidisse in un rigido ritratto di gruppo.
Cinque figure sotto un’unica lampada
La scena è una stanza dal soffitto basso, così buia che le pareti si leggono come un’unica stesura di ombra verde-nera. Una sola lampada a olio pende da un cordone al centro della composizione, il suo globo di vetro è il passaggio più luminoso dell’intera tavola e l’unico punto a cui l’occhio continua a tornare.
Attorno al tavolo siedono quattro figure con i volti colti dal piccolo cerchio di luce della lampada, la loro pelle dipinta in ocra calda contro il gelido grigiore alle loro spalle. Una quinta figura, vista solo di spalle come una sagoma scura e senza volto, ancora il primo piano e trascina lo spettatore dentro il gruppo invece di lasciarlo fuori.
Le mani si protendono verso il centro del tavolo, abbozzate con pennellate rapide e cariche plutôt che disegnate a contorno. Van Gogh non è interessato alla somiglianza individuale qui; vuole la forma che una famiglia assume quando si stringe attorno al cibo e alla luce.
Lavorare nel buio
La tavolozza è costruita quasi interamente con i colori di una cucina del Brabante dopo il calare della notte: verde bottiglia, terra d’ombra, quasi nero, e l’unica nota calda della fiamma della lampada. Non c’è quasi nessun colore puro nella tavola, e quel poco che c’è è stato spinto verso il grigio.
Van Gogh scrisse una volta che voleva che il suo quadro contadino odorasse di pancetta, fumo e vapore di patate, e questo studio porta già quell’ambizione nella sua esecuzione. Il colore è steso spesso e veloce, con creste dove il pennello ha trascinato, così che la superficie stessa appare lavorata e senza glamour.
Qui nulla è levigato per fare effetto. La superficie ruvida, quasi fangosa, del colore è il punto: un quadro della dura vita rurale non poteva, secondo Van Gogh, essere dipinto con mano levigata.
Uno studio sulla via di un dipinto
Van Gogh realizzò decine di studi come questo nei mesi prima di completare la grande tela oggi nota come I mangiatori di patate. Ogni studio gli permetteva di testare un pezzo del puzzle, a volte una singola testa, a volte l’intero gruppo, prima di fidarsi di sé stesso per fissarlo nella composizione finale.
Ciò che sopravvive qui è una di quelle disposizioni di prova, dipinta rapidamente e conservata come documento di lavoro plutôt che come pezzo da esposizione finito. Le sue piccole dimensioni e i suoi passaggi irrisolti, specialmente la massa scura e incompiuta della figura in primo piano, lo marcano chiaramente come un passo di un processo e non come un punto d’arrivo.
Lo studio è oggi conservato dal Van Gogh Museum, che custodisce gran parte del materiale che Van Gogh produsse durante questo stesso periodo di Nuenen, comprese le lettere in cui esponeva esattamente ciò che cercava di ottenere.
Su una parete, dopo il buio
Appeso in una stanza con luce diurna ordinaria, questo studio si legge soprattutto come forma e ombra, un gruppo di forme scure con un piccolo punto caldo al centro. Ricompensa un secondo sguardo più ravvicinato molto più di un’occhiata da across the room.
Alla luce di una lampada o nella penombra serale, l’effetto si accentua. L’unica lampada dipinta trova un’eco in qualunque luce reale cada sulla tela, e il cerchio dei volti sembra stringersi maggiormente, proprio come dovevano aver fatto nella cucina che Van Gogh stava realmente osservando.
È un quadro che chiede di essere guardato quando la stanza intorno a esso si è fatta silenziosa, che è, in fondo, esattamente l’ora che raffigura.
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