Vaso con iris: storia, significato e pennellate
Vaso con iridi fu dipinto nel 1890, negli ultimi giorni che Vincent van Gogh trascorse nel manicomio di Saint-Paul-de-Mausole, ai margini di Saint-Rémy-de-Provence.
Un’ultima settimana a Saint-Rémy
Nella primavera del 1890 Van Gogh aveva trascorso quasi un anno nel manicomio, essendosi fatto ricoverare dopo la crisi ad Arles che gli costò parte di un orecchio. Dentro il suo giardino murato, sotto i suoi stessi iridi e i suoi platani, aveva già portato a termine una lunga serie di dipinti, dai cipressi e gli uliveti al cielo notturno vorticoso sulle colline circostanti. Ora si preparava a partire, organizzando il viaggio verso nord ad Auvers-sur-Oise, più vicino a Parigi e a suo fratello Theo.
Nei suoi ultimi giorni lì mise da parte il paesaggio e si dedicò a qualcosa che poteva dipingere in interni, al suo ritmo: fiori recisi raccolti in un vaso. Era un soggetto che aveva già usato, utile proprio perché non chiedeva nulla al tempo o ai suoi nervi, solo al suo occhio per il colore.
Quella settimana lavorò a due composizioni di iridi in vaso e due di rose, dipingendole in rapida successione, quasi come una serie. ‘Sono studi di fiori,’ scrisse di essi, fatti per il puro piacere del colore dopo un anno che lo aveva messo duramente alla prova. Vaso con iridi, di 73,5 per 92 centimetri, è uno di quella coppia.
Un fascio di viola su un campo di giallo
Il dipinto è costruito quasi dal nulla: un semplice vaso di terracotta, un mazzo fitto di iridi, un tavolo e una parete. Van Gogh concede ai fiori l’intera tela, lasciando che i loro steli piegati e i petali arricciati riempiano la cornice da bordo a bordo.
Gli iridi si riversano verso l’esterno e verso il basso tanto quanto verso l’alto. Alcuni fiori si voltano a guardare lo spettatore direttamente, altri scivolano oltre l’orlo del vaso e pendono verso il tavolo sottostante.
Lunghe foglie simili a lame tagliano il bouquet in verde pallido, dritte dove i fiori stessi sono piegati e annodati. Dietro e sotto tutto corre un unico giallo ininterrotto, parete e piano del tavolo dipinti quasi nello stesso ocra caldo, così che il vaso sembra quasi fluttuare libero da qualsiasi orizzonte.
Non c’è nessun altro oggetto nella stanza da guardare, nessuna finestra, nessun orologio, nessun secondo vaso. I fiori sono l’intero evento, e l’occhio non ha altro posto dove andare.
La spinta e la trazione del colore complementare
Van Gogh lavorava qui da un principio che aveva studiato attentamente: il viola e il giallo si trovano uno di fronte all’altro sulla ruota dei colori, e messi fianco a fianco ciascuno spinge l’altro verso la sua tonalità più intensa. Aveva usato lo stesso espediente prima con il blu e l’arancio dei suoi girasoli e delle sue sedie; qui è invece viola contro giallo, e la scelta è altrettanto deliberata.
Da vicino gli iridi non sono di un solo blu ma di una gamma in movimento di oltremare, cobalto e viola, alcuni petali trascinati quasi al nero al loro centro, altri schiariti verso il grigio-blu al bordo. Disegnò ogni fiore con una linea di contorno scura e arricciata, non dissimile dalle linee di piombo nelle vetrate, poi riempì la forma con brevi pennellate cariche di colore.
Il fondo giallo è trattato più apertamente, in pennellate più lunghe che lasciano trasparire in alcuni punti la trama della tela. È una superficie più semplice, costruita per tenere l’occhio sui fiori piuttosto che competere con essi.
Il colore è spesso dove gli iridi si affollano al centro del bouquet, e si assottiglia verso i bordi della tela. Nulla qui è levigato: la pennellata resta visibile ovunque, nella superficie ruvida di argilla del vaso, nelle rapide pennellate diagonali delle foglie, nei piccoli tocchi di bianco e azzurro pallido che colgono il bordo rivolto di un petalo.
Su una parete, in luce mutevole
Vaso con iridi è conservato nel Museo Van Gogh di Amsterdam, ed è un dipinto che si comporta diversamente a seconda di dove e come lo si vede. In pieno giorno il giallo appare caldo e stabile; sotto una lampada di notte vira verso l’oro, e i viola si approfondiscono finché alcuni petali sembrano quasi neri.
Con una parete semplice intorno, il dipinto ha lo spazio per fare ciò per cui Van Gogh lo costruì: attirare l’occhio sul solo colore, senza bisogno di aneddoti e senza nulla altro nella cornice che competa con il vaso. Ripaga un minuto di osservazione piuttosto che un’occhiata fugace, di quel tipo che nota come una singola pennellata carica possa rappresentare un intero petalo.
È, in fondo, un quadro fatto rapidamente sotto vera pressione, negli ultimi giorni di un lungo soggiorno in un manicomio, da un uomo in procinto di trasferirsi verso un altrove e qualcosa di completamente diverso. Quell’urgenza non si è attenuata con il tempo. Semmai, il viola e il giallo si tirano ancora l’uno contro l’altro con la stessa forza della settimana in cui furono dipinti.
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